Archivio per Dicembre 2008

L’ipocrisia dell’inquietudine

 

 

 

L’inquietudine è quel malessere un po’ intellettuale che pervade quando si ha tempo da spendere nella riflessione, nell’osservazione, nell’ozio. E’ certo uno stato vicino alla malinconia, che spesso ha portato a creazioni artistiche indimenticabili. Si rimane stupiti però che sia il termine più usato dai leader europei e cosiddetti occidentali a commento dell’azione di guerra dello stato israeliano nella striscia di Gaza. Il nostro ruolo è in queste terribili ore smascherare questa politica ipocrita e ambigua per chiedere un impegno concreto contro il massacro in atto.

Certo Hamas non ci piace, ma ha vinto elezioni democraticamente svolte. Come non ci piace nessun opzione fondamentalista. Non ci piacciono i messianici del Likud, non ci convince nessuna forza politica che esprime un’interpretazione assoluta e monocorde di una politica confessionale. Hamas è così indifendibile che il suo ultimo attacco prima della macelleria israeliana invece di colpire “il nemico” ha colpito una casa palestinese uccidendo due bambine, ovviamente palestinesi. Invece di agire politicamente, screditando questo tipo di azioni, Barak dice che non avevano altra scelta: un paese che si dice democratico non ha altra scelta se non bombardare a tappeto una prigione a cielo aperto come Gaza? D’altro canto, l’operazione Piombo fuso, non è stata decisa “in risposta a”, ma organizzata da mesi, come ha rivelato il quotidiano Haaretz. Gaza è un luogo assediato, da cui non si può nè entrare né uscire, un luogo che già di per sè sembra una punizione.

 In poche ore 300 morti, non so quanti feriti e un risultato politico interno devastante. Che cosa penseranno i palestinesi “moderati” della striscia? Sarà possibile promuovere una cultura del dialogo dopo questo massacro? La domanda vera, e la risposta al quesito, dove porta la spirale della violenza di questo governo israeliano, in cui non a caso ministro della difesa è quel Barak i cui atti hanno promosso questa tragica seconda intifada, non sembra essere nell’agenda dei nostri governanti. Il cui ruolo, quando si parla di Israele, è ovviamente non periferico, ma centrale. Non ci devono essere due pesi e due misure, lo stato di diritto deve sempre prevalere per evitare di soffiare sul fuoco. Nessun altro paese potrebbe godere della stessa impunità. Le parole sono pietre, usiamole per un’Intifada che recuperi il suo retaggio non violento che non cede all’ingiustizia, ma cerca una pace giusta con metodi giusti.

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Alcobaça, Portogallo 13 luglio 2006

Nella bianca e burgunda chiesa del monastero, sono presenti due sarcofagi, tra i più romantici e candidi che mi sia capitato di vedere, quelli di Dom Pedro e Ines de Castro. 

Lei era una dama di corte della madre di Dom Pedro, proveniva da Castiglia. Lui se ne innamorò follemente, tanto da condividere con lei dopo un temporaneo esilio, letto e cuore. Ma il padre, Dom Afonso, ne ordinò la morte. Nel 1360 Dom Pedro, diventando re, dichiarò sotto giuramento che si era sposato in segreto con Ines. Fu allora costruito il sarcofago sostenuto non da leoni, ma da bestie semiumane, in ricordo della morte violenta della donna. Anche le storie cesellate intorno riprendono vita e morte di Cristo, alludendo alla sventurata avventura umana di questa donna. Mi chiedo che cosa ne fu dei figli di Ines. Entrambi sono tenuti da angeli che tentano di alzarli. Ma la pietra li condanna. Anche se sento che qui vicino all’abside della candida chiesa, si sono placati.

Ho scoperto: ebbe quattro figli, ma la discendenza reale la ottenne dalla 3a moglie, Costanza.

Alcobaça rappresenta la presenza monacale (S. Bernardo di Chiaravalle è legato alla leggendaria fondazione dell’abbazia cistercense, ordine fondato da S. Roberto) strettamente connessa al potere monarchico.

Granada, Cappella Reale; Tomba di Isabella luglio 2005

Ed eccomi innanzi alla tomba di Isabella, Ferdinando, Giovanna la Pazza e Filippo il Bello. 

Giovanna ha una pantera tra le gambe, mentre Filippo ha un leone.

Penso disstintamente che Isabella sia stata una delle donne più decisive al cambiamento di questa Europa. La rese piccola, favorendo la scoperta delle Americhe. Ne cambiò i connotati culturali e umani, rigettando la presenza araba in Africa e creando la seconda diaspora seminò il corpo di Sefarad nel Mediterraneo. Sarebbe diventato fumo dopo circa 550 anni.

Viaggio in Armenia, Osip Mandelstam

Mi estasiavo dello sfrontato incendio di papaveri. Vividi fino a un chirurgico dolore, emblemi di pseudo cottilons, grandi, troppo grandi per il nostro pianeta, incombustibili falene dalle bocche cave crescevano su ripugnanti steli pelosi

Ed anche

 

Nella secca atmosfera di frontiera non puoi fare a meno di sentirti contrabbandiere

 I luoghi hanno bisogno di racconti, di parole per esistere al di là dello spazio. L’Armenia di Mandelstam, ma anche Voronez ed altri luoghi che hanno incrociato la sua vita, diventano pietre scintillanti con le sue parole.

I bambini sui diritti

Da un laboratorio sui diritti fatto a bambini.

- Bene, che cosa vogliamo chiedere allora?

- Un gelato.

- Smettila. Non questi diritti.

- Perchè? Un gelato non è un diritto?

- No. Il gelato è un dolce.

- Io preferisco il gelato al diritto.

Amorgos, poesia di Nikos Gatsos

E non ridere e non piangere e non gioire

non stringere invano le tue scarpe come se piantassi platani

non diventare destino

perchè l’aquila reale non è un cassetto chiuso

non è lacrima di susina nè sorriso di ninfea

né flanella di colomba né mandolino di sultano

neanche abito di seta per la testa della balena

è sega marina che spella i gabbiani

è il capezzale di falegname, è orologio di mendicante

è fuoco di zingari che schernisce le mogli 

dei preti e ninnanna i gigli

è imparentarsi dei turchi, fiera degli austrialiani

covo degli ungheresi

dove in autunno vanno i mandorli di nascosto e si incontrano

vedono le cicogne assennate che tingono di nero le loro uova

e allora piangono anche loro

bruciano i pigiami e indossano le vestaglie dell’oca

fanno un letto di stelle sulla terra perchè ci camminino i re

con i loro amuleti di argento con la corona

con la porpora

spargono incenso nelle aiuole

perchè passino i topi ad un altra dispensa 

perché entrino in altre chiese a mangiare le sacre mense

e le civette bambini miei

le civette urlano

e le monache defunte si alzano a ballare 

con i tamburelli, grancasse e violini, con zampogne e liuti

con insegne con l’incensiere…

con la mutanda dell’orsa nella vallata ghiacciata 

mangiano i funghi delle fave

a testa o croce si giocano lo zecchino di S. Giovanni e le monete d’oro del negro

deridono le streghe

si lavano nel vapore dell’incenso

e poi salmodiando lentamente entrano nuovamente nella terra

tacciono

come tacciono le onde come il cuculo con l’aurora

come la lucerna la notte.

Cosa succede in Grecia: la polizia si guarda intorno…

«I gruppi antagonisti negli ultimi mesi avevano un’attività molto limitata. Dopo l’uccisione di Alexis Grigoropoulos ci sono validi motivi di timore di  maggiore presenza e di un aumento dei loro attacchi. E ovviamente la colpa è la nostra. Questa è la valutazione degli ufficiali della Polizia Greca che in questi giorni analizzano gli elementi e i dati in loro possesso a seguito delle rivolte nel Paese. In una relazione riservata consegnata al’inizio dell’anno si faceva menzione di 64 mobilitazione dell’area antagonista nell’anno 2007 a fronte delle 290 del 2006. Nel 2008 i dati erano ancora inferiori. Fino allo scorso sabato. Da quel momento, come osserva lo stesso ufficiale greco, «la Polizia greca si è data la zappa sui piedi da sola, aprendo non la strada, ma un bel viale per lo sviluppo delle attività dei passamontagna ».

Anche il profilo sociale degli appartenenti al popolo dei passamontagne a volte costituisce un problema per la polizia, che ovviamente conosce per nome e cognome quasi tutti (almeno così dichiara…). Si dichiara nella medesima relazione che ai gruppi antagonisti partecipano «figli di famiglie facoltose, figli di giudici, ufficiali dello stato, politici e di altri personaggi pubblici ». I tentativi di individuare la provenienza dei siti Inteernet non ha portato a molto, visto che «la maggior parte degli inviti a partecipare a manifestazioni non programmate avviene via sms ».

Il controllo della zona di Exarchia mediante i poliziotti “in borghese” è anch’esso sostanzialmente fallito, visto che i 50 uomini dedicati sono ormai ampiamente riconosciuti dal giro. È stato chiesto da tempo il loro rinnovo, ma senza risultati… (Traduzione e adattamento da To Vima, 14 dicembre 2008)

Cosa succede in Grecia. Dekemvrianà 2008

Dare il titolo “Dekemvrianà 2008″ (fatti di dicembre) riporta alla memoria il famoso dicembre i cui episodi hanno preso nella storiografia ellenica il nome di Dekemvrianà. 

Dicembre 1944, l’Europa brucia. Gli Alleati si trovano sul fil di lama, ma ormai alla fine dell’anno il quadro risulta sempre più chiaro. Come dichiarò uno dei leader della sinistra comunista combattente dell’epoca e successivamente segretario del KKE dell’Interno, Leonidas Kirkos “Dicembre fu la grande trappola nella quale ci impigliammo con entusiasmo e per molti anni fu menzionato come il Grande Dicembre. Fu la prima grande sconfitta dell’EAM, dell’ELAS, della sinistra in generale… Che cosa volevamo esattamente? buttare gli inglesi in mare? Era sicuramente una speranza, e poi? Ci buttammo nel conflitto con gli inglesi senza pensare alle condizioni nelle quali il conflitto si svolgeva…” (in S. Kouloglou, Martiries ghia ton enfilio ke tin elliniki aristera (Testimonianze sulla Guerra Civile e la sinistra greca), Atene 2005). Era il 3 dicembre 1944 quando cominciarono le barricate, dopo che si aprì il fuoco sui dimostranti comunisti, ed è per molti la data di avvio della devastante Guerra Civile greca. (continua)

Tutti si chiedono cosa succede in Grecia: Dekemvrianà 2008

La Grecia è vero, è un piccolo Paese. Dieci milioni di abitanti, concentrati prevalentemente ad Atene e Salonicco. Un luogo edulcorato dal bianco delle Cicladi e dalla finzione culinaria del moussakà. Qualcuno forse ricorderà quel piccolo neo della dittatura dei colonnelli, ma non esiste nella mappa delle analisi e dei riferimenti politici, storici e sociali dell’Europa e dell’Italia in particolare. Provate a guardare un manuale di storia contemporanea e capirete di cosa sto parlando. Semplicemente il silenzio. Così, alcune peculiarità sono cancellate da una pretesa globalizzazione rivoltosa (vedi chi scrive che “faremo come la Grecia”) oppure da un voyerismo giornalistico che si sofferma unicamente sul numero di auto bruciate e non su quali premesse e cosa sta accadendo in questo cuscinetto dell’Europa unita. Non dobbiamo dimenticarci che di questo si tratta: uno Stato che formalmente non ha accordi sul riconoscimento dei confini con nessuno degli Stati confinanti: peraltro nessuno degli stati confinanti fa parte dell’Europa politica. Isolato sul fondo dei Balcani vive una doppia identità contraddittoria  e schizofrenica. Da un lato è un Paese fortemente globalizzato nei consumi e nella proiezione dell’immaginario: si beve solo Nescafè, si guidano BMW, si consumano tonnellate di merci firmate, le donne sono diventate tutte bionde… Dall’altro un lato del cuore pulsa ancora a ritmi diversi: si festeggia con musica greca, si rivendita un’identità balcanica (nell’ultima guerra dell’Ex Yugoslavia la Grecia ebbe una posizione diversa dagli altri paesi Nato), ricorre spesso questo luogo proiettivo della Megale Hellas (Grande Grecia), quando si stava ancora seduti sulle sponde dell’Asia Minore a sorseggiare caffè scuro e cantare rembetika. Molti cosiddetti “anarchici” hanno anche questa doppia identità musical/culturale: vestono guerrilla market, ma ascoltano indifferentemente musica globale e rembetika. 

Sicuramente il luogo più pericoloso della Grecia è però la televisione… 

(continua …) 

 

Polizia schierata a Piazza Syntagma

Polizia schierata a Piazza Syntagma

Sulla patria: Marek Edelman

“Che cos’è la patria? E’ il legame con un albero del tuo giardino, con qualche amico, con le cose. Il resto sono cazzate, non c’è infatti nessun bisogno di amare il proprio popolo. Occorre viverci in mezzo.” Marek Edelman

in Assuntino – Goldkorn, Il guardiano; Marek Edelman racconta, Sellerio 1998

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