Sono arrivata a Istanbul di corsa. Correre dietro le sensazioni, senza una meditazione; ho osservato passare la mia vita precedente come una straniera. Il giorno prima, l’11 luglio, ero in tribunale a firmare la mia separazione. Ti tengono in una specie di vetrina, dietro finestroni che danno su un cortile dove un artista sornione ha collocato degli enormi gorilla. Si boccheggia in un fiume di uomini, donne, avvocati, in attesa di dichiarare allo Stato che “guardi signor Stato noi non ci amiamo più. Forse un tempo, forse, ma adesso chissà dove è andato quell’amore”. Questo signor stato nel mio caso si è materializzato in un giudice di origine albanese, cordiale e pronto alla battuta che saluta alla fine con un “Arrivederci”. No, guardi, per noi è l’ultima … promesse che si fanno per disattenderle. E allora pochi giorni fa poche ore fa parlavo con l’ex marito, prima di arrivare nella città. Ho scoperto di avere già nel mio quaderno dei pensieri una pagina dove scrivevo di Costantinopoli e della sua caduta. Scrissi “pochi giorni e un mondo scomparve”. Una firma e undici anni di matrimonio svaniscono.

Manichini o uomini?

Bosforo giallo
Le foto provengono da un album di flickr
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