“Per mia curiosità ho voluto provare una volta se avevo abbastanza energie per vivere senza un goccia di alcol per otto o dieci mesi. L’avevo: resistevo magnificamente, ma la mia sensibilità, che è la caratteristica più nobile di un artista e che, salvi i neolatini, si trova in misura cospicua soltanto nelle razze semitiche e forse presso i giapponesi, cominciò ad esaltarsi sino alla follia. La vita ungherese, grigia, colore della polvere, si faceva ancora più grigia e maledetta dinanzi ai miei occhi e la morte avanzava pericolosamente verso di me. Fui più vile, e preferisco ancora vedere la vita, per un quarto d’ora o due, migliore di quella che è, piuttosto che calarmi nell’abisso senza aggrapparmi alla corda di sicurezza dell’ebrietà … L’uomo che fa uso di alcol. del sentimento o della poesia è un acrobata malato e capriccioso, di impulsi capricciosi”. Endre Ady

Endre Ady, poeta ungherese
