Il mio cuore abita un autunno spiumato
e quella cornacchia bislacca
che ci inseguiva nella piazza di Parigi
ne becchetta ogni tanto la carne.
L’avevi appeso su solidi muri
del cimitero di Montparnasse
e l’avevi mostrato alla folla
dei nuovi esiliati
che portano scarponi di sicurezza
da operaio, passo da muratore,
occhio di leopardo fugace.
L’hai mostrato attaccandolo al muro,
l’edera l’ha avvolto.
Si è fatto inverno.
Ora abita un inverno sventato
cullato nel largo vascello del D’Orsay
con le zattere dei naufraghi pittori
esclusi dal pantheon dello sguardo
che si incollano sulle griglie
di una stazione ferma.
Li hai guardati assopito
con l’occhio che lacrimava
per la futura primavera
li hai impollinati
con la tua indifferenza sperando
di essere un empatico lontano.
Poi hai toccato la mia mano
e hai detto: “Torniamo a guardare.
Un’altra stagione ci attende”
Aprile 2011


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