Sulla voce del voto, sulle voci di chi non ha cittadinanza.


 

In questo documentario compare una donna cui penso tutte le mattine, quando esco di casa e vedo il suo negozio vuoto, Augustina. Qui era ancora combattiva e Aurora l’ha ripresa proprio all’interno del suo piccolo negozio, grazie al quale faceva campare le due figlie, oggi orfane. Continuo a pensare che Tina sia morta anche per la cattiveria di alcuni miei vicini, con la vista troppo corta per potere anche solo immaginare che cosa sia la povertà, ma anche la dignità. Aurora ha raccolto le nostre parole e i nostri sguardi che parlano di transiti e di incontri. E invece la morte di Tina ha raccontato di solitudine e incapacità di aiuto. Di sordità alle circostanze e udito attento solo per chi alza la voce e perdipiù vota. Ed è per questo che la sua voce conta.

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