Archivio per febbraio 2012

Perché in Italia nessuno fa quello che sa fare.

C’è una regola aurea pare in Italia: mai far fare a qualcuno quello che veramente sa fare. O meglio, sempre preferibile chiamare qualcuno il cui nome è in qualche modo limitrofo all’oggetto, ma certo non pertinente. Non costituisce un’eccezione la mostra Graphic Journalism, realizzata dal Comune di Tolentino spendendo “solo” 56.000 euro (Komikazen ne costa 18.000) curata da Luca Beatrice, che tutto è, eccetto che un esperto, conoscitore o curatore di mostre di fumetti. Ricordato per il padiglione Italia della penultima Biennale berlusconiana, curata insieme a Beatrice Buscaroli, e che ha fatto scrivere fiumi di inchiostro (direi superata solo dal padiglione Italia curato da Sgarbi), il Beatrice ora diventa curatore del Graphic Journalism, etichetta sotto la quale compaiono nomi come quello di Zograf (in modo pertinente) e di altri che invece con il giornalismo non hanno nulla a che fare (vedi Amir e Khalil che invece hanno scritto una fiction ispirata da un video su youtube…). L’importante insomma è improvvisarsi. Ma siamo un Paese così, e forse ce lo meritiamo.

Dimenticavo: il titolo completo è Nuvole di confine. Forse qualcuno ricorderà che la prima mostra che facemmo nel 2001 con Joe Sacco si intitolava Nuvole da oltre confine. Sarà un caso.

http://www.comune.tolentino.mc.it/?p=33136

Se De Chirico sapesse

Se De Chirico sapesse.

 

 

Per me non c’è enigma

Non c’è rivelazione

solo il continuo gesto

di alzare il tappeto

e occultare la polvere

la merda della relazione.

 

Non c’è metafisica

che possa salvare l’oggetto

dall’essere sapiente

della propria fine

rituale e museologia

un mito che non scompare

ma che confligge

con l’orizzonte certo

dell’essere distruttibile e fugace.

 

Non abbraccio cavalli

nelle piazze martoriate

perché neanche nella follia lucente

si cela un qualche destino di grandezza

Nella falesia si nasconde il buco nero

che ci si inventa

per non vivere più la fatica

di essere con l’altro.

 

È un porto sicuro

la torre della solitudine

in compagnia di false Arianne

e odiosi Minotauri.

 

Firenze, luglio 2010

Articolo sul blog di Panorama su “Cena con Gramsci”

http://blog.panorama.it/libri/2012/01/20/fumetti-cena-con-gramsci/

Gli Anonymous e Alan Moore. Come una maschera diventò un simbolo.

Oggi in più di 100 città europee sono previste manifestazioni contro l’accordo commerciale ACTA, che di fatto ha visto gli stati trattare privatamente sul tema della proprietà intellettuale: si vuole combattere la pirateria, si dice. Di fatto, sostengono gli oppositori che oggi scendono in piazza, si vuole aumentare il controllo sulla rete e limitare la libertà di movimento delle idee sul web.

Alan Moore, sulla BBC, ha espresso la propria posizione e la propria riflessione sulle motivazioni dell’utilizzo della maschera dell’eroe di V da parte degli hacktivisti Anonymous

«All’inizio degli anni ’80, le idee che costituiscono il cardine di “V for Vendetta” nacquero a seguito dell’estate calda contro la Thatcher, in combinazione all’ascesa preoccupante dell’ultra destra espressa dal Fronte Nazionale. Fu il disegnatore David Lloyd a proporre l’utilizzo della maschera di Guy Fawkes come emblema dell’eroe che combatteva contro uno stato fascista”

Il rivoluzionario cattolico Guy Fawkes fu uno degli organizzatori della congiura delle polveri tesa a far saltare in aria i parlamentari nella Camera dei Lord nel 1605 e assassinare il re Giacomo I

Quella maschera era diventata quasi introvabile all’epoca, ma poi, all’inizio del 21 secolo, quando l’industria cinematografica utilizzò V for Vendetta come strumento per dissezionare l’ascesa dei neoconservatori negli USA dopo l’11 settembre 2001, la mascera divenne nuovamente diffusa ovunque.«Poco dopo, la maschera comparve sui volti degli Anonymous. E in manifestazioni antiglobalizzazione e anticapitaliste».

«Sembra che i vari terremoti tettonici nella struttura dei sistemi politici ed economici hanno infuocato movimenti di energia mobilizzatrice che trapassano la popolazione umana del globo. E sembra anche che il sorriso ironico dell’eroe consente un’identità pronta ai manifestanti, un’identità che comprende echi di anarchia, romanticismo e teatralità, che evidentemente calzano a pennello all’attivismo odierno, dagli indignados di Madrid al movimento Occupy Wall Street». 

Moore infine denuncia “l’etica contemporanea dell’economia, che non assomiglia per niente al capitalismo convenzionale”. Al contrario prevale una situazione nella quale “le banche sembrano una monarchia defilata, lontana dal fuoco nemico”.

E conclude: «La risposta odierna all’oppressione sembra intelligente, flessibile e significativamente più umana. D’altro canto l’emblema rivoluzionario in prestito del nostro eroe costituisce forse il memento che le  istituzioni ingiuste saranno sempre prese d’assalto da agitati fantasmi del XVII secolo, anche se le rivolte odierne sono alimentate dai social network e non dalle polveri da sparo. Alcuni fantasmi non se ne vanno mai».

Su Cena con Gramsci, articolo di Mezzavilla su Il Mattino, La Nuova Venezia, La tribuna di Treviso e Corriere delle Alpi

Silvano Mezzavilla mi fa tornare al liceo, quando mi chiamavano Strambs oppure Cambogia (ma questa è un’altra storia). Non ho mai capito perché il mio cognome fosse così assonante con la “strambitudine”, ma mi sta bene. Eccolo, puntuale e appassionato.Leggibile anche qui http://www.silvanomezzavilla.com/rubrica.asp

Articolo apparso il 9 febbraio 2012 su Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia, La
Tribuna di Treviso, Corriere delle Alpi.

L’etica del riso di un eroina: su Marjane Satrapi

Un vecchio articolo pubblicato su Hamelin, il tema è il rapporto tra ironia e l’essere protagoniste. Sulla capacità di sorridere di sé come unica via per poter ritrovare la voce. http://www.hamelin.net/index.php/rivista/articoli/155-qletica-del-riso-di-uneroinaq-.html

De natura rerum

Lucrezio lo sapeva:

Apri il baule,

Vedrai, è colmo di neve

Che turbina

 

E a volte due fiocchi

S’incontrano, unendosi

Oppure uno si volta, graziosamente

Nella sua poca morte.

 

Di dove quel chiarore

In alcune parole

Quando l’una non è che notte,

L’altra, solo sogno?

 

Di queste due ombre

Che, ridendo, vanno

E l’una raggomitolata

In una lana rossa?

da “Inizio e fine della neve” di Yves Bonnefoy

 


 

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