Archivio per la categoria 'appunti di visioni'

Di ritorno da San Pietroburgo – cronache da Boomfest

Una delle mostre più interessanti, forse la più mostra di tutte visto che le altre avevano stampe e questa invece originali, è stata quella ospitata nella casa della Fontana – Museo di Anna Achmatova. Il luogo di per sè è magico e denso. L’ala in cui è ospitato il breve percorso dedicato ad Anna fa parte della ex tenuta dei Serementev, uno dei clan più importanti e potenti della Russia zarista. Uno dei personaggi più importanti di questa lunga dinastia familiare (l’aeroporto di Mosca è costruito su terreni che erano di loro proprietà) fu l’artefice di uno scandalo sociale, in quanto sposò per amore una serva attrice, Praskov’ja, con conseguente isolamento dal resto della società nobiliare dell’epoca. Fu anche la casa in cui la poetessa russa riuscì a vivere per circa trent’anni e che costituì il luogo del suo destino. Qui ha scritto “Poema senza eroe”, l’opera che più ha rappresentato il destino della sua generazione. Lo spirito di Anna e il suo sguardo da sfinge aleggia sul giardino e sugli oggetti feticcio del museo.

La scelta o l’opportunità di fare la mostra della giovane disegnatrice russa, ma di formazione e residenza francese, Polina Petrouchina, si è rivelata particolarmente felice. In fondo lei appare come una seguace, consapevole o meno, di quella parte di intellettualità russa fortemente impregnata di cultura europea e in particolare francese (si vede che vive in Francia…), ma allo stesso tempo alla ricerca delle proprie radici di russità o di “suolo patrio”, per dirla alla Dostojevsky. Bel segno, incantevoli gli abiti e i tessuti che riprendono le forme e i disegni da lei creati sulla carta.

www.boomfest.ru

il blog di polina

http://boublik.blogspot.com/

il sito in inglese del museo dedicato ad Achmatova

http://www.akhmatova.spb.ru/en/index.php

Berlusconi e il governo di Ankara

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ooops, c’è stato un incidente diplomatico? Oppure è il solito berlusca illusionista? Cosa è successo alla firma del trattato sul gas tra Turchia e Federazione Russa? C’è stato il terzo incomodo? Le cose non stanno proprio così. Un po’ di memoria sulla questione non fa male. Berlusconi le dice grosse, ma a volte dice anche qualche verità, come in questo caso. Forse Erdogan però non aveva piacere che fosse detta… Un po’ di tempo fa io e Gianluca abbiamo realizzato questo articolo a fumetti che è stato pubblicato su “World War 3 illustrated” n.37 – WW3, 2006 negli Stati Uniti, su “Babel” n°237 – Babel Edizioni, 2006 – Grecia e in Italia su “inguineMAH!gazine” n°11 – Fernandel, 2007 – Italia.

La cosa più “divertente” fu il commento dell’editor di World War III, per i quali fu realizzata la storia: “Ma veramente??? Succedono queste cose legate al gas? Pensavo fossimo solo noi i cattivi che succhiano il petrolio all’Iraq…”

http://www.worldwar3illustrated.org/

ed anche una intervista sul lavoro di nazzaro – barducci

Esce il nuovo numero di inguineMAH!gazine

Inguine continua indagare in un formato ancora più ricco gli ampi margini di crescita e innovazione del fumetto underground. Un territorio che si muove al confine tra l’attivismo visivo, l’arte contemporanea, l’illustrazione, il racconto illustrato.
In questo volume compaiono autori assolutamente imperdibili come Dash Shaw, classe ’83, o l’austriaca Ulli Lust che racconta in modo lieve e attento la trasformazione dell’ex DDR. L’indagine delle città continua, e occupa la sezione delle storie realizzate dagli autori italiani: raccontano di città invisibili, cancellate non solo dalla memoria, ma anche dalla geografia e dalle mappe di pensiero. Sono poi presenti nomi ormai di culto come Max Andersson, John Porcellino e molti altri disegnatori internazionali che fanno parte del folto gruppo della collettività che non cede alla banalità visiva, al chiacchiericcio televisivo, ma che continua a stordire gli occhi con storie ambigue e inquiete. La logica razionale non conduce il filo narrativo delle storie che provengono dai Balcani: si tratta di immaginario che si nutre piuttosto di nonsense e ironia punk, elementi che ritroviamo presenti nel lavoro del nordico Matti Hagelberg.
Un progetto speciale, curato da Giuseppe Palumbo e Daniele Brolli, è dedicato a Nessuno Tocchi Caino: le matite di alcuni tra i migliori autori di fumetto italiani trattano il tema della pena di morte portando avanti una denuncia alla barbarie umana senza facile retorica.
Antologia a cura di Gianluca Costantini 
Sto nel cuore del secolo.
Osip Mandel’stam
Come se io dovessi attraversare dei millenni,
perché un paio di attimi mi rincorrono con il bastone.
Thomas Bernhard

Che cosa cerchiamo nelle figure? Il flebile suono del riconoscimento, un ricongiungimento al disegno del nostro corpo, oppure lo specchio dell’altro e del suo corpo piegato sulla carta.
In questo primo indefinito decennio di un nuovo millennio e di un nuovo secolo sembra che la logica stessa del riconoscimento si sia dissolta. Ha lasciato spazio all’autoreferenzialità, al chiacchiericcio indistinto, alla distrazione e al divertimento, che essenzialmente hanno lo stesso significato.
Ci si intrattiene, non si dialoga. Si fanno riunioni, non si ascolta. Lo spazio antropologico della ricerca dell’umano si è ridotto in termini ormai preoccupanti, oppure è diventato anch’esso spazio “divertente” come la taranta in Puglia, epurato del contenuto, spesso di significato, di cultura delle classi subalterne.
L’antropologia ci manca: Levi Strauss ha compiuto un secolo di vita e un amico mi dice: «Chi? Quello dei jeans?». In effetti l’antropologo non ha un marchio depositato. Ma ha raggiunto un secolo di vita, osservando figure, tradizioni, riti, miti… un lungo sguardo fanciullesco che per alcuni versi può considerarsi “sorpassato”, ma che continua a interrogarci sul nostro guardare, vicino e lontano dall’ombelico.
Con questo numero corposo stringiamo gli occhi per acuire lo sguardo, per stare dentro il cuore del secolo e ascoltare il suo battito. Guardando le figure, come alfabeto che viene prima, in attesa di nuovi antropologi che interpretino i segni di una comunità che si riconosce attraverso il disegno.
Elettra Stamboulis

Rumi di Wilson:una citazione di un quadro di Osman

Ho visto, dopo che un amico che aveva letto “L’ammaestratore di IStanbul” me l’ha segnalato, lo spettacolo di Wilson con i danzatori dervisci. Oltre a moltissime citazioni dotte, c’è anche la citazione visiva del quadro dell’ammaestratore di Osman Hamdi con le tartarughe di cui parliamo nel libro e che risulta di immediata lettura per il pubblico turco, ma assolutamente incomprensibile al pubblico europeo.

Peccato non avere la possibilità di cogliere il senso della scena, togliere al pubblico, ma anche alla critica (ho letto a proposito la recensione sul Sole 24 ore di domenica 19 luglio la smarrita critica del giornalista) la possibilità di apprezzare appieno il senso di una scena che diversamente rimane puro involucro.

Mi ha fatto comunque piacere vedere che lo sguardo sul lavoro di Osman Hamdi non è pura entomologia di due viaggiatori curiosi, ma che interessa anche un maestro come Bob Wilson

www.ravennafestival.org

http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?media=12272&tipo=photo&id=283088&cat_principale_page=1&canale=0&canale_page=1

Deposizione del Cristo di Rosso Fiorentino – S. Lorenzo in Sansepolcro

350px-Rosso_Fiorentino-Deposizione_di_CristoNel 1527 c’era stato il sacco di Roma. un evento che aveva lasciato tutti stralunati, l’11 settembre dell’epoca. Rosso fugge a Borgo San Sepolcro dove intercetta una commissione inizialmente non destinata a lui. 

In realtà il titolo non rappresenta esattamente il tema: non è propriamente la deposizione, ma quel momento epico e di sparagmos del pianto sul corpo più nero del Cristo. Il lutto e lo sconforto, la fermezza della scena racchiusa da uno squarcio di croce e dalle scale che creano una vera e propria paratia al naufragio in corso. La grande occasione della redenzione è sconfitta, o meglio rimandata alla fine dei tempi e in questo palcoscenico di luci e ombre troneggia questo corpo nudo e abbandonato, definito come una geografia collinare da una fila ossessiva di costole in evidenza. Si leggono le influenze del Savonarola sulla necessità del pianto e la nudità ostentata come forma di umiliazione del Cristo. 

Rosso si cita, ma manca della deposizione di Volterra la sintesi conchiusa, essenziale e arcaica. Qui prevale la somma delle forme, il baluginare di sete e organze tra gli sguardi mostruosi e ferini degli astanti. La scioltezza semplice e umanamente empatica di quel corpo di liquirizia contorta che ha accettato di farsi carico dei mali e dei peccati del mondo.

Istanbul e separazione, 13 luglio 2002

Sono arrivata a Istanbul di corsa. Correre dietro le sensazioni, senza una meditazione; ho osservato passare la mia vita precedente come una straniera. Il giorno prima, l’11 luglio, ero in tribunale a firmare la mia separazione. Ti tengono in una specie di vetrina, dietro finestroni che danno su un cortile dove un artista sornione ha collocato degli enormi gorilla. Si boccheggia in un fiume di uomini, donne, avvocati, in attesa di dichiarare allo Stato che “guardi signor Stato noi non ci amiamo più. Forse un tempo, forse, ma adesso chissà dove è andato quell’amore”. Questo signor stato nel mio caso si è materializzato in un giudice di origine albanese, cordiale e pronto alla battuta che saluta alla fine con un “Arrivederci”. No, guardi, per noi è l’ultima … promesse che si fanno per disattenderle. E allora pochi giorni fa poche ore fa parlavo con l’ex marito, prima di arrivare nella città. Ho scoperto di avere già nel mio quaderno dei pensieri una pagina dove scrivevo di Costantinopoli e della sua caduta. Scrissi “pochi giorni e un mondo scomparve”. Una firma e undici anni di matrimonio svaniscono.

Manichini o uomini?

Manichini o uomini?

Bosforo giallo

Bosforo giallo

Le foto provengono da un album di flickr

http://www.flickr.com/photos/robino/2837689476/in/set-72157600269750517/

Asine Peloponneso. 18 giugno 2007

 

con Telemaco sulla riva di Asine

con Telemaco sulla riva di Asine

Questo luogo è stato a lungo solo il verso di una poesia di Seferis. Il principe o re di Asine non aveva volto, né orizzonte, era solo rumore. Ora dalla parte opposta del golfo che ha ospitato la piccola fortificazione micenea, sorgono edifici che ricordano la tristezza estetica di Lido Adriano a Ravenna. Hanno combattuto una guerra del cemento per conquistarsi lo sciabordio del mare e distruggere la poesia. Con le luci della sera questi edifici che portano i segni della malinconia urbanistica e della sconfitta politica degli anni ‘70, si colorano di rosa. La fotografa che ci stampa le foto quando torneremo a Ravenna dirà che abbiamo usato un filtro…invece questa luce esiste davvero. Ασίνην τε… solo un verso di Omero, Iliade. 

 

 

Il re di Asine

Abbiamo guardato per tutta la mattina il forte intorno

Cominciando dalla parte dell’ombra là dove il mare

Verde e senza riverbero, il petto di pavone ucciso,

Ci ha accolto il tempo senza nessun abisso.

Le vene della roccia scendevano dall’alto,

Vitigni contorti nudi ramificati vivificandosi

Al tocco dell’acqua, mentre l’occhio seguendole

Lottava per fuggire lo stancante dondolio

Perdendo forze piano piano..

 

Dalla parte del sole una riva aperta lunga

E la luce che gratta come un diamante le grandi mura.

Nessun essere vivo le colombe selvagge fuggitive

E il re di Asine che lo cerchiamo da due anni ormai

Sconosciuto dimenticato da tutti anche da Omero

Solo una parola nell’Iliade e anche quella incerta

Gettata qui come la maschera sepolcrale d’oro.

La toccasti, Ricordi il suo suono? Sordo nella luce

Come l’orcio secco nella terra scavata ~

E il medesimo suono nel mare con i nostri remi.

Ghiorgos Seferis 

Granada, Cappella Reale; Tomba di Isabella luglio 2005

Ed eccomi innanzi alla tomba di Isabella, Ferdinando, Giovanna la Pazza e Filippo il Bello. 

Giovanna ha una pantera tra le gambe, mentre Filippo ha un leone.

Penso disstintamente che Isabella sia stata una delle donne più decisive al cambiamento di questa Europa. La rese piccola, favorendo la scoperta delle Americhe. Ne cambiò i connotati culturali e umani, rigettando la presenza araba in Africa e creando la seconda diaspora seminò il corpo di Sefarad nel Mediterraneo. Sarebbe diventato fumo dopo circa 550 anni.

S. Maria dello Spasimo, Palermo marzo 2003

Lo Spasimo. La solitudine di noi due sotto il cielo. Ti ho guardato da mirino della finestra mentre tu eri piccolo piccolo e nero, dentro tutto quello spazio che era un po’ il mio cuore. S. Maria dello Spasimo si è aperta a noi nel suo abbraccio, dopo che per raggiungerla abbiamo dovuto attraversare la Beirut di Palermo. Case bombardate, e non si fa per dire. Lo Spasimo ci attendeva in silenzio. Come accade per un rito iniziatico prima ci siamo persi nel labirinto di stanze all’ingresso. C’era anche un pianoforte muto, lì abbandonato in una stanza. Poi ci siamo lavati le mani e siamo andati alla toilette. Poi un attimo di smarrimento, quasi un tornare indietro, un’esitazione. Sempre quando c’è una caduta nell’illuminazione, un gradino, qualcosa c’è un momento in cui si vorrebbe tornare indietro, fermarsi a ciò che si è e non conoscere il nuovo. Infine il nome del luogo oppure la nostra cocciuta volontà di salire gradini, ci ha permesso di entrare tra le braccia di questo luogo. Da solo fa merito a questa città così difficile e meravigliosa.  

 

S. Maria dello Spasimo, foto di un autore su flickr

S. Maria dello Spasimo, foto di un autore su flickr

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