L’autopsia
Dunque, si trovò l’oro della radice dell’ulivo gocciolante nelle foglie del suo cuore.
E per tutte le insonnie , accanto al candelabro,
sognando le aurore, un bruciore strano
gli aveva preso alle visceri.
Poco sotto la pelle, la linea cianotica dell’orizzonte
intensamente colorata. E infinite orme di glauco
nel sangue.
Le voci degli uccelli, che aveva memorizzato nelle
lunghe ore di solitudine, sembravano riversate tutte insieme
tanto che il coltello non riuscì a procedere
a grande profondità.
Probabilmente l’intenzione bastò per il Male,
Che lo ravvisò – è chiaro – nella paurosa posa
dell’innocente. I suoi occhi aperti, orgogliosi,
e tutto il bosco ancora inquieto sull’immacolata rete.
Niente nel cervello, eccetto un’eco di cielo distrutta.
E solo nella cavità dell’orecchio sinistro, poca,
sottile, impalpabile sabbia, come nelle conchiglie.
Cosa che significava che spesso aveva camminato
accanto al mare, assolutamente solo, con lo sfiorire dell’amore e
il vocio del vento.
Per quanto riguarda queste pagliuzze di fuoco sul pube, mostrano che
davvero andava di molte ore avanti,
ogni volta che incrociava una donna.
Avremo frutti precoci quest’anno.
(Traduzione di Elettra Stamboulis sull’edizione del 1979 della Ikaros edizioni di Atene)


