Mormorio di secoli
Scalpitio di zoccoli.
Mormorio di secoli
Scalpitio di zoccoli.
Sulla vostra isola
la notte scende più tardi?
Sto camminando un po’ avanti a voi
in modo che nessuna serpe morda
il vostro piede stretto nel sandalo?
I conti non sono mai in pareggio.
Ecco perchè le stelle sono silenziose
e non offrono spiegazioni.
Come misurare
la stagione
sul
calendario della vostra assenza?
Come misurare
il flusso
della mia aggrovigliata luce
nella montagna
di ciò che è stato
e che sarà?
I conti non sono mai in pareggio.
Eppure nella notte i tuoi occhi e i miei
sondandosi a vicenda
non mostrano traccia di vertigine
John Berger, E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto, Milano 2008
Berger mi è caro. Come un parente che guida il mio guardare. Il suo modo di raccontare che parte sempre da qualcosa di visivamente significativo, di tangibile, per poi passare alla teorizzazione, all’intangibile delle parole e delle interpretazioni… Berger è un marxista che ha saputo coniugare amore per l’estetica e militanza. Quasi un miracolo.
Ho chiesto a Peter Greenaway poco tempo fa, mentre stavamo mangiando cibo scadente in un baretto all’isola san giorgio a venezia, che cosa ne pensasse di Berger.
- Perché me lo chiedi?
- Non so, ho pensato che vi conosceste.
- Sì in effetti ci siamo incontrati qualche volta. E’ stato un critico importante per la mia generazione, soprattutto il suo testo “Modi di vedere” ha influenzato la mia generazione. Però non lo stimo, mi ha detto che le donne non sanno dire le barzellette. Si può dire una cosa più stupida?
Continuo ad amare Berger, a chiedere indicazioni ai suoi testi. Ho scoperto che probabilmente è misogino, come la maggior parte degli uomini che si amano molto.

“Per mia curiosità ho voluto provare una volta se avevo abbastanza energie per vivere senza un goccia di alcol per otto o dieci mesi. L’avevo: resistevo magnificamente, ma la mia sensibilità, che è la caratteristica più nobile di un artista e che, salvi i neolatini, si trova in misura cospicua soltanto nelle razze semitiche e forse presso i giapponesi, cominciò ad esaltarsi sino alla follia. La vita ungherese, grigia, colore della polvere, si faceva ancora più grigia e maledetta dinanzi ai miei occhi e la morte avanzava pericolosamente verso di me. Fui più vile, e preferisco ancora vedere la vita, per un quarto d’ora o due, migliore di quella che è, piuttosto che calarmi nell’abisso senza aggrapparmi alla corda di sicurezza dell’ebrietà … L’uomo che fa uso di alcol. del sentimento o della poesia è un acrobata malato e capriccioso, di impulsi capricciosi”. Endre Ady

Endre Ady, poeta ungherese
La destra è una risposta alla sinistra. Lo slogan “Libertà, uguaglianza, fratellanza” viene sostituito da “Ordine, diversità, distanza”. Il cattolicesimo è più vicino al campo politico della destra, ma fino a che non si libererà delle origini bibliche, vetero testamentarie, sarà il luogo di origine della sinistra. Ovvero l’aspetto messianico che riconduce al futuro le attese.
La sinistra anti sistema è oggi un fronte formato dai portavoce del Terzo Mondo. Per loro esiste una sfida antisistema, mentre il mondo evoluto è di destra, solo frammentariamente si prepara ad una collisione ostile.
Questi sono brandelli di appunti di pensieri non so quanto rimeditati di alcuni anni fa da un testo di Ernst Nolte. Il problema è che mi sembra tutto molto verosimile.
Che dio ci scampi dalla povertà della visione, e dal sonno di Newton.
William Blake
Raccontare deforma, raccontare i fatti deforma i fatti e li altera e quasi li nega, tutto ciò che si racconta diventa irreale e approssimativo, benché veritiero, la verità non dipende dal fatto che le cose siano o succedano, ma dal fatto che rimangano nascoste e non si conoscano e non si raccontino, appena si raccontano o si maniefstano o si mostrano anche in ciò che appare più reale, in TV o sul giornale, in ciò che si chiama la realtà o la vita o addirittura la vita reale passano a formare parte dell’analogia e del simbolo, e dunque non hanno più fatti, ma si trasformano in riconoscimento.
Pag. 210
Mi estasiavo dello sfrontato incendio di papaveri. Vividi fino a un chirurgico dolore, emblemi di pseudo cottilons, grandi, troppo grandi per il nostro pianeta, incombustibili falene dalle bocche cave crescevano su ripugnanti steli pelosi
Ed anche
Nella secca atmosfera di frontiera non puoi fare a meno di sentirti contrabbandiere
I luoghi hanno bisogno di racconti, di parole per esistere al di là dello spazio. L’Armenia di Mandelstam, ma anche Voronez ed altri luoghi che hanno incrociato la sua vita, diventano pietre scintillanti con le sue parole.
“Che cos’è la patria? E’ il legame con un albero del tuo giardino, con qualche amico, con le cose. Il resto sono cazzate, non c’è infatti nessun bisogno di amare il proprio popolo. Occorre viverci in mezzo.” Marek Edelman
in Assuntino – Goldkorn, Il guardiano; Marek Edelman racconta, Sellerio 1998
Questi giorni azzurri e questo sole dell’infanzia
Questi sono gli ultimi versi trovati in tasca ad Antonio Machado il giorno della morte, 22 febbraio 1939
Fu tra gli ultimi ad abbandonare Barcellona alla fine della Guerra Civile Spagnola.
Chiunque vinca le guerre, a perderle sono sempre i poeti, ma Josè Antonio Primo de Rivera disse “A far muovere i popoli non sono altro che i poeti”.
In fondo che cosa mosse mio padre nei suoi anni di militanza? Le frasi di Kavafis scritte sopra i muri, i pugni sul tavolo del suo dirigente, le gite fuori porta con le ragazze del partito. Il poeta, il leader, le donne.