Archivio per la categoria 'politica a Ravenna'

Degli appuntamenti non rispettati e delle decisioni non prese

Esiste un’identità culturale europea? E come può la polverosa e paludosa provincia candidarsi a capitale della cultura del vecchissimo continente? Forse bisognerebbe prima di tutto correggere il linguaggio e parlare di capitale europea delle culture: plurime, differenti, conviventi. Già si eviterebbero fraintendimenti. Ma non possiamo correggere il lessico obsoleto dell’UE, solo segnalare questa opportunità.
Italia paese dei mille campanili e delle cento città: è nella provincia che si annida l’humus (ma anche la fanghiglia…) della cultura italiana. Non a caso i festival più importanti si svolgono perlopiù non nelle città metropolitane, ma nelle città storiche: pensiamo a Spoleto, madre di tutti i festival, festival letteratura di Mantova, Lucca comics, Santarcangelo, e sono i primi che mi vengono in mente. Il primo interrogativo con cui la nostra città dovrebbe saldare i conti dovrebbe essere proprio la “provincialità”, che non è una malattia, ma un fattore invisibile che agisce sotto traccia. E in questa provincialità, che a volte purtroppo si tramuta in provincialismo, abita anche l’identità sostanzialmente agricola del nostro territorio, bracciantile e contadino, del lavoro delle mani nell’acqua, che ha scandito per secoli la cultura orale e popolare di queste terre. I braccianti non solo dedicarono tempo a pensare il cambiamento del mondo, ma anche a produrre e favorire la cultura, costruendo teatri che sono stati elementi di emancipazione e di socialità importanti. Vedo anche nella presenza ormai raggelata o anch’essa sommersa delle case del Popolo, verdi e rosse, un nucleo identitario culturale che non può essere tralasciato, senza il quale la nostra città che è fatta appunto di urbe e forese, non può presentarsi dicendo “Questa sono io”.
La provincia rischia per struttura del proprio Dna di diventare provinciale e gretta, gelosa dei propri segreti, immusonita e restia al cambiamento. Uno dei cambiamenti che sicuramente ancora non si sono visti, e che riguardano le sfide del millennio, è l’ingresso delle donne con pari dignità nell’ambito decisionale, politico e produttivo, rappresentativo in genere. I dati, ma anche la percezione fisica che si prova quando la città esprime il proprio simbolico, sono da ritardo storico. Eppure le donne ci sono state nei momenti di svolta, hanno contribuito con il proprio lavoro e la propria intelligenza in modo peculiare alla crescita di questo territorio, e sono peraltro tra le principali fruitrici degli eventi culturali, dei prestiti e acquisti librari, per non dire delle operatrici e tecniche nell’ambito della produzione della cultura, in cui la prevalenza di genere è schiacciante, ma schiacciante è anche la differenza di valutazione e di opportunità che alle donne viene offerta.
Ecco dunque un’occasione culturale, di orizzonte, per riguadagnare terreno, guardandosi con franchezza allo specchio per togliersi gli occhiali dello strabismo sessista e notare il grandioso muro di vetro che impedisce questo cambiamento. Un muro trasparente, che agisce appunto senza che ci sia consapevolezza.
Ritorno alla provincia: perché è dai territori di confine che all’improvviso provengono le innovazioni o semplicemente le sintesi. È forse nella nostra possibilità di agire locale che risiede la possibilità di vedere gli orizzonti: e così sono nate esperienze che non solo hanno mostrato, ma soprattutto hanno prodotto cultura negli ultimi vent’anni. Non credo ci sia bisogno di fare i nomi, perché la definizione stessa fa intuire di cosa parlo: questi originali scrutatori del contemporaneo, che con gli occhiali della periferia, hanno sezionato, interrogato e accolto il mondo, dovranno essere interrogati anche sul proprio cambiamento. Ma soprattutto dovrà essere la città e i suoi cittadini ad interrogarsi su alcune ambiguità: il motivo per cui l’assenza del contemporaneo, malgrado ripeto il lavoro in sordina e di tessitura che molti di noi fanno, è così evidente in questa città, che non ha gallerie d’arte vere e proprie, che appunto sull’immaginario contemporaneo ha un atteggiamento discontinuo e che vede come unico attore forte e radicato il polo del teatro, che non solo divulga ma anche appunto produce. Il dialogo con la contemporaneità è sicuramente la sfida più pressante nell’imminenza della candidatura. È in questa tensione dialettica tra sussulti di cambiamento e curiosità temporanee e pesanti lacci con la conservazione uno dei nodi che contraddistinguono nella mia esperienza l’agire culturale della città.
Soprattutto la molla della curiosità, lo stupore che muove le sinapsi e ci impone la verifica continua del nostro stare in questo tempo, sono spesso assenti negli stakeholders così come nei attori istituzionali che la cultura sorreggono e rendono possibile. È molto in voga in questa fase il leitmotiv dei costi della politica: mettiamoci dentro anche i costi della ripetizione sorda di una cultura col sapore un po’ di muffa…
I sogni sono portati per loro natura a tacere alcune cose: ed è chiaro che senza questa parte segreta non sarebbero sogni. Nella costruzione di questo orizzonte della candidatura ho percepito la necessità della sua struttura onirica, del suo essere ed essere percepita come sogno: quando ad esempio per qualsiasi questione (dalla costruzione di un marciapiede alla recita di una poesia a memoria) questa candidatura viene sempre portata ad esempio: “Ah, e vogliamo essere candidati a capitale europea della cultura?”… Nell’incredulità di questo refrain c’è l’aspetto negativo del sogno (non ci credo), ma il sogno è la sostanza costitutiva della costruzione di futuro. Spero che la parte taciuta e rimossa possa servire come polvere per costruire una dialettica che ovviamente sempre rimarrà impari tra vecchio e nuovo, ma che possa essere appunto dialogo, confronto positivo, e non silenzio tra sconosciuti. Se, per dirla con Benjamin, “le linee del volto sono i segni di appuntamenti non rispettati, di decisioni non prese”, anche il volto di una città può essere racchiuso dall’assenza e dal ritardo. Basta saperla guardare in faccia.

Intervento pubblicato dal settimanale “Ravenna e dintorni” del 6-10-2011

Sulla sondaggite

La democrazia non ha nulla a che vedere con la logica binaria dei sondaggi e delle statistiche. Essa è legata alla capacità di ascolto, interpretazione e condivisione. Si possono anche fare scelte guidate dai sondaggi, pensando di cogliere elementi presenti: ma i cittadini non sono “il pubblico”. Sono attori determinanti della democrazia. E anche nel processo di delega sono pronti a ritirare la loro fiducia quando manca la capacità di ascolto. Soprattutto quando non si tratta divoto di scambio, ma di fiducia.

Rina Gagliardi ci ha lasciate. Più sole

La redazione del Manifesto

Rina era insieme con Luciana Castellina, Rossana Rossanda, Valentino Parlato, Luigi Pintor e Lucio Magri, una delle fondatrici di quell’eretica esperienza che è stata ed è ancora “Il Manifesto”.
Aveva anche deciso da alcuni anni di dedicare il suo tempo di vita alla politica attiva: senatrice per la breve legislatura in cui per l’ultima volta nel ’900 c’era ancora seduta la sinistra in Parlamento, era passata nell’ultima fase travagliata di morsi e graffi che ci ha afflitto in Sinistra Ecologia e Libertà.
La sua identità di donna amante della vita che ce la testimonia questa breve presentazione del suo blog, dove elenca le donne che ha scelto di mettere come punti di riferimento della propria azione politica: “Rosa Luxemburg, la rivoluzionaria polacca assassinata dalla Spd nel gennaio 1919, che tante intuizioni profetiche ha offerto al movimento della sua e della nostra epoca; Hannah Arendt, la grande filosofa tedesca, poi esule negli Usa, che tanto ha contribuito alla fondazione di una “scienza della politica”; Simone Weill, la straordinaria pensatrice che ha attraversato molti mondi, sperimentando la condizione operaia, la ricerca filosofica e l’utopia; Simone de Beauvoir, scritrice squisita e “madre storica” del femminismno, col suo insuperato “Secondo sesso”; e Maria Callas, la voce più grande del secolo, insuperabile Norma, Lucia, Violetta, Medea, Tosca. Quest’ultima, certo, non sembra molto avere a che fare con le altre – ma per me queste cinque donne sono unite da un unico filo rosso che corre nella mia testa, nel mio vissuto, nel mio far politica.”
Quindi oltre al pensiero, alla coerenza, alla precisa volontà di non cedere alla semplificazione del consenso, ma di tenere alla ricca riserva mineraria della complessità, anche la bellezza. In questo forse sta il suo lascito, non rinunciare alla bellezza, non cedere alla logica del consenso senza pensiero.

La guerra del calendario

Sempre a proposito di memoria: l’11 e il 12 febbraio ci sarà la prossima udienza del processo a Podlech a Roma, indagato per la sparizione di 25 desaparecidos italiani tra cui Omar Venturelli durante la dittatura di Pinochet. Il comitato giustizia ora ha pubblicato un comunicato sulla recente udienza. Spero che a qualche giornalista interessi…Dov’è finito quel giornalismo vero, che si interessa delle storie delle persone, che va in profondità?

http://www.giustiziaora.org/

Chi può aiutare nel processo contro Podlech?

Chi può aiutare nel processo contro Podlech?? Martedì c’è la seconda udienza contro il criminale cileno ritenuto colpevole tra le altre cose dell’uccisione dell’italiano Omar Venturelli. Quattro testimoni che vengono dal Cile non hanno la possibilità di sostenere le spese di vitto e alloggio. dunque a quanto pare per eventuale ospitalità a casa  si sono attivatii cileni a roma, il problema è che la soluzione migliore sarebbe che venissero ospitati tutti insieme, visto che per alcuni di loro è la prima volta che escono dal proprio paese. Anzi, da quanto mi è stato detto è la prima volta che escono dalla propria zona e quindi trovarsi a doversi muovere in autonomia a roma non è il massimo. bisognerebbe quindi trovare una foresteria, un luogo che li potesse ospitare insieme tutti e quattro. La comunità di sant’egidio? oppure chi? se a qualche romano viene un’idea me lo faccia sapere! inoltre partiremo per raccogliere alcuni fondi per sostenere un minimo la permanenza, per adesso la famiglia venturelli sta facendo i saldi mortali per portare avanti il processo, che è il primo contro un criminale del regime pinochet di questo genere.

sul ruolo della Regione Emilia Romagna http://www.emilianoromagnolinelmondo.it/wcm/emilianoromagnolinelmondo/news/1trim2009/regione_parte_civile.htm

L’ira di religione.

Gran smottamento istituzionale nelle lande desolate della politica italiana. Il bipartisan impera e lo stato latita o decade. La domanda è semplice, cos’è l’Italia? Le risposte puntigliose e quasi sempre impaurite. Ai ragazzi credo importi veramente poco di questa baruffa di principi. Eppure… Eppure un docente poi duramente punito a Cesena ha fatto un’indagine personale sui loro desiderata. Che cosa sceglieresti tra ora di religione, ora sui diritti umani e storia delle religioni? Il risultato è stato univoco, la stragrande maggioranza opterebbe per diritti umani, seguiti a ruota da Storia delle religioni. Uno sparuto nucleo per l’ora di religione cattolica. Ma a chi importa?

questo il testo sottoposto ai ragazzi

Classe:

Se il tuo istituto, come avviene in molte scuole superiori, oltre alla materia Religione istituisse (come prevede la normativa scolastica) anche alcune materie alternative per chi non si avvale dell’insegnamento di Religione, tu personalmente cosa sceglieresti?:

1) Insegnamento della Religione Cattolica (docente nominato dal Vescovo);

2) Storia delle religioni (cristianesimo, ebraismo, islamismo, buddismo e le altre religioni come storia e attualità) [docente laureato in storia o filosofia, designato dal Collegio Docenti];

3) Diritti umani (diritti umani e violazioni nella storia e nell’attuale situazione del mondo, vita e pensiero di grandi personalità che si sono distinte per il loro contributo in difesa dei diritti umani) [docente laureato in storia o filosofia oppure con un curriculum di impegno in associazioni umanitarie, designato dal Collegio Docenti]

Ciascuna delle tre materie, essendo facoltativa, prevederebbe un insegnante, un programma, un testo, una valutazione che però non fa media alla fine dell’anno e non determina debiti o mancata promozione.
Risultati
11,3 % sceglierebbero Religione Cattolica
88,7% sceglierebbero una materia alternativa
(23,9% Storia delle religioni; 64,8% Diritti umani)

Conclusioni del convegno Cittadini si diventa, 12/13dicembre 2008 Bologna

Rivedersi in video è sempre frustante. Viene da dire… ma sono proprio io che parlo così? che agito le mani? Beh, perlomeno ero io qualche mese fa.Almeno devo dire che quello che ho detto a braccio in quel convegno, in cui sono intervenuti peraltro uomini e donne molto più esperti e competenti di me, continuo a pensarlo.

Le ragazze perdono la voce crescendo. Non si sentono autorizzate a prendere la parola, e questo coinvolge la politica, il lavoro, l’amore. Tutto. Si diventa senza voce.

La seconda cosa è che le consulte dei ragazzi sono un bel esperimento di partecipazione, peccato che dicano il falso sulla questione ragazzi internazionali. Cioé finché siete a scuola siete cittadini, potete esserlo, poi all’improvviso crescete e diventate stranieri senza spazi di rappresentanza.

Sulla sindrome della riunione

Che cosa fare quando il sonno scende sul pensiero? Immagina tutti i pensieri casuali nel momento della noia mortale balenare e uscire dalla mente figurativamente… Le riunioni sarebbero abolite.


 

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