Archivio per la categoria 'Quasi recensioni di libri e letture'

Esce Giuda: Geographical Institute of Unconventional Drawing Arts

In occasione di Lucca Comics ecco un’uscita fresca di stampa, un nuovo progetto in cui alita come al solito il vento dell’utopia.  Interamente autoprodotto, sarà in vendita online e negli stand di Lucca comics a 10 euro. Uscirà ogni 4 mesi. Sarà pubblicata a puntate la storia che ho scritto e Angelo ha disegnato, “Piccola Gerusalemme”, sulla storia di Salonicco e sulla mia famiglia.

Giuda è una rivista, un luogo.

Giuda indaga il tradimento delle immagini.
Lo fa usando il disegno in forma intensiva, cartografando il dicibile e il rappresentabile.
Si pone come uno spazio programmato di ricerca visiva e di estetica.
Insegue i luoghi sulle cartine, sapendo che la mappa non è il territorio, ma è la sua rappresentazione e che a partire dalla cartografia si stabilisce il nostro posto sul mondo e lo spazio che a livello simbolico occupiamo.
Nella rivista tutto è disegnato, dall’editoriale alle pubblicità.

È una rivista da collezione, che non concede sconti all’epoca delle veline editoriali.
Ha una vocazione decadente e romantica, utilizza lo spazio contemporaneo del disegno per inseguire le strade cimiteriali delle metropoli: nel primo numero compaiono i volti dei morti eccellenti del cimitero di Montparnasse.

Concorrono alla sua realizzazione un gruppo avanguardistico di disegnatori.

Oltre a Gianluca Costantini, ideatore e instancabile sperimentatore della nona arte, Armin Barducci, il collettivo spagnolo El Cubri, Ciro Fanelli, Angelo Mennillo, Rocco Lombardi, Robert Rebotti -jacklamotta, Alice Socal.

Collaborano inoltre Marco Lobietti e Elettra Stamboulis.

Giuda è il primo progetto di una nuova casa editrice “Giuda edizioni”.

copertina

sconosciuto

Ecco il sito del maestro cartografo Marco Lobietti www.giudaedizioni.it

 

L’officina del macello e i giurisprudenti

Il 28 maggio 2009 all’aula magna della Facoltà di giurisprudenza di Padova, sede di Treviso c’è stato un convegno “ispirato” al nostro libro, Officina del macello.

Una situazione veramente strana: docenti giurispudenti che partendo dal nostro fumetto hanno tenuto prolusioni molto dotte sul tema del diritto. Sala molto piena, sostanzialmente di studenti a caccia di crediti formativi.

Le cose sentite sono state particolarmente interessanti, anche se ovviamente noi eravamo un po’ il cavolo a merenda. Il nostro parlare non era certo nello stesso codice degli altri relatori. Ad ogni modo è stata un’esperienza straniante e utile al tempo stesso.

Ci ha molto colpiti in particolare un docente con le bretelle che, con loquacità demostenica, ha condotto un paradosso che ha messo in evidenza quanto il diritto e il senso di umanità e giustizia possano essere non sempre affratellati. Dopo aver distrutto tutti i presupposti giuridici (a suo dire indifendibili in punta di diritto) per cui la decimazione sommaria sarebbe condannabile, ha concluso dicendo che quando la ragion di stato diventa l’unica padrona, scompare la ragione e rimane solo lo stato.

Non male come frase di questi tempi…

http://www.gianlucacostantini.com/officinamacello1-10.html

questo è il sito dell’editore

http://www.edizionidelvento.it/index.php?page=shop.product_details&flypage=shop.controvento_flypage&product_id=34&category_id=6&manufacturer_id=0&option=com_virtuemart&Itemid=90&lang=

Era un editore interessante, peccato che per ragioni personali abbiano chiuso bottega.

biografie sospese tra est e Ovest – una recensione di Serena Simoni

 Il nome di Osman Hamdi Bey dice poco alla totalità degli occidentali così come – probabilmente – è quasi sconosciuto anche a molte persone in Turchia, il paese che gli ha dato i natali sulla metà dell’Ottocento. Eppure Osman è una figura cardine nella storia visiva della Turchia: pittore e intellettuale ma anche archeologo di fama, fu conosciuto in Europa e accolto nella comunità scientifica per i suoi importanti scavi e per la creazione del Museo archeologico di Istanbul. La sua affascinante biografia, divisa fra un amore appassionato per la propria terra e per l’Occidente, è stata la traccia da ricostruire e su cui si sono incamminati Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, sceneggiatrice e disegnatore del romanzo grafico L’ammaestratore di IstanbuI. Tutto per tavole a fumetti, la storia è allo stesso tempo ricostruzione della vita del protagonista e di un contesto storico, diario di viaggio degli autori e riflessione sul rapporto a chiaro scuro fra Est e Ovest. Con frequenti passaggi fra passato e presente, si ricostruisce la Istanbul di oggi – quasi indifferente nella sua sospensione di Giano bifronte – e quella di ieri, tesa a rincorrere la distanza che la separa dall’Europa, con un intreccio che riporta poi di nuovo alla piena attualità, cadenzata dalle notizie della guerra di Libano o delle risoluzioni Onu contro le ostilità fra Israele ed hezbollah. L’andamento si dipana fra la formazione di Osman a Parigi – meta di tutti gli intellettuali turchi dell’epoca – e le sostanziali incomprensioni collettive del rapporto attuale fra Occidente e Oriente, un tema che corre parallelo a quello biografico: l’indagine degli stereotipi è utile, soprattutto alla luce di chi, come Osman ma anche gli stessi autori del testo – pur avendo casa da una parte – attraversa i confini, cercando di comprendere l’altro da sé. Le belle tavole del testo, costruite su pochi segni e un andamento calligrafico che si adatta a tradurre lo skyline di Istanbul è della cultura ottomana sono puntate sui dettagli, focalizzando visi e scene contemporanee e i quadri di Osman, i bassorilievi antichi e la vita quotidiana. Ogni immagine e il testo stesso si interrogano sulla distanza, su quanto lo sguardo – anche quello pieno di passione ò riuscire a vedere di ciò che non ci appartiene nè forse mai ci apparterrà completamente. gestione continua del romanzo riguarda il destino di Osman e di quanti – come lui – mescolano con passione due culture diverse, applicando quel principio Sufi che considera l’amore per la verità uno dei principali compiti della vita. Una verità che non è tutta né a est, né a ovest. (Serena Simoni – Ravenna e dintorni 4 giugno 2009)

Blankets – Craig Thompson

 

La copertina americana

La copertina americana

Il tema del ricordo e della difficoltà della memoria ritorna più volte

Il tema del ricordo e della difficoltà della memoria ritorna più volte

Thompson è un Truffaut del fumetto. Il suo libro è costruito sul silenzio che precede ogni cambiamento, ha un ritmo lieve che si basa sulle pause delle vignette mute. In musica si chiamerebbe contrappunto, è uno spartito che si regge sui timbri dell’infanzia e dell’adolescenza. C’è una corda malinconica che pervade tutto il racconto, una marcatura di base dovuta a quel senso di irrimediabile perdita che assume quel periodo della vita visto dall’adultità.

 

L’autore è molto presente nel racconto, così presente che a pag. 135 tratteggia addirittura il suo punto morto nel recuperare il ricordo. Si ritrae fermo a disegnare e intento a recuperare quel filo che non tiene. 

Come dicevo la musicalità pervade il testo: una presenza ingombrante, verso la quale l’autore si ribella. A pag. 138 si chiede se può glorificare dio con il disegno e non con il canto – perché se si deve fare ciò che maggiormente piace, lui in Paradiso vuole solo disegnare. La maestra/catechista a cui viene posta la domanda risponde con disappunto: “Ma, Craig, lui ha già disegnato queste cose per noi”. Dunque, il disegno è un’arma, come anche per l’Islam, impropria nelle mani dell’uomo che si vuole sostituire al creatore. Mentre la musica nel suo essere rarefatta può essere utilizzata nella glorificazione del divino … Un impasse non da poco a livello teologico. 

Blankets potrebbe essere tutto letto attraverso questa lente di ingrandimento. L’apparente ovvietà del passaggio da infanzia ad adolescenza attraverso la scoperta dei sentimenti non spiega da solo l’imprevedibile successo di questo libro, in particolare nei puritani Stati Uniti. Blankets mette a nudo alcuni dei nodi più irrisolti del pensiero moralista americano, che ahimé pervade molti degli strati sociali più popolari di quello sterminato Paese. Di fatto, pervade anche il pensiero liberal, che quando sceglie di esserlo, è caratterizzato da una grande austerità e dal bisogno di impartire regole e teoremi. Una modalità presa a prestito dal moralismo… 

Thompson non è molto simpatico, credo che non sia neanche consapevole appieno del valore del proprio lavoro. O almeno non lo dimostra negli incontri pubblici a cui ho assistito, in cui la banalità delle sue parole non rende conto della complessità e dell’interesse della sua opera. Per fortuna i libri non sono degli autori, ma quando sono creati hanno una vita autonoma. 

http://thedailycrosshatch.com/2007/05/28/interview-craig-thompson-pt-2-of-2/

 

Devo ringraziare Igor Prassel, che mi regalò l’edizione americana appena uscita nel 2003: come sempre, Igor aveva un grande fiuto e una grande passione.

In Italia il libro è edito da Coconino.

E questo è il blog di Thompson http://blog.dootdootgarden.com/

 

 

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Al Folletto di Abbiategrasso: presentazione del libro e della mostra dei disegnatori libanesi

Il Folletto e i folletti è un luogo persone dove sono contenta di andare. Intanto sta ad Abbiategrasso, uno di quei posti al confine con la metropoli, ma vera campagna del west padano. La scorsa volta ci ha ospitato un ragazzo rasta che ha una fattoria di mucche enormi con annesso B&B: siamo giunti a destinazione trottando su una strada fangosa, ascoltando reggae music con la nebbia che ti si appiccicava sullo sguardo e l’anima. Contraddizioni del contemporaneo, ricchezza dell’esperienza del viaggiatore. Il Folletto è fatto da gggiovani come ce ne sono tanti e pochi allo stesso tempo. Anche meno giovani veramente, anche giovanissimi forse. Non so, in questi giorni bui di Italia ombelicale, egoista, ripiegata sulla chiacchiera, sono proprio contenta di essere stata invitata nuovamente dai folletti. (Dopo la presentazione nostra la settimana dopo ci sarà anche Michele Marziani che presenterà Dei in una ciclofficina, mi piacerebbe esserci, ma vabbbé…) 

www.laterratrema.org

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Umberto Dei: l’arte di manutenzione della bicicletta e della narrazione

cover_dei_corniceMichele Marziani è uno scrittore poliedrico, che si è misurato con la prosa del racconto lungo con “La trota ai tempi di Zorro”: una narrazione tersa e senza sbavature, con gli occhi di un ragazzo in quell’età insidiosa di pericolosa mellifluità che è l’adolescenza, alle prese con la pesca della vita. Un testo che ho molto apprezzato, tanto da adottarlo come libro di lettura per due classi dell’Istituto Professionale maschile in cui insegnavo. Fare leggere un romanzo, seppur breve, a quella tipologia di ragazzi è sicuramente sempre un’impresa audace e rischiosa. Eppure funzionò. Ora Marziani torna alla narrazione in prosa con questo “Umberto Dei”.

E’ una narrazione che va a diesel, come avrebbero detto i miei studenti: parte lenta, senza morti e sangue in prima pagina, senza colpi di stilistica arroganza come in tanta nuova letteratura. Un po’ com’era una volta, quando per conquistare Dostoejevskij bisognava superare le prime 50 – 70 pagine. Qui la magia accade prima, la mole non è quella dei romanzieri russi, ma il procedimento è analogo. Marziani lavora sul dettaglio, sull’attenzione agli oggetti e alle cose, sulla precisione e l’esattezza, per dirla con Calvino, non sulla retorica o la fuliggine della parole in aria. Bisogna far prosa, e prosa sia. La storia c’è e ci conquista in questo racconto di un pezzo di vita di un meccanico di biciclette per scelta di vita, ex bocconiano, convertito alla lentezza e al silenzio.

Per chi non ha mai frequentato un certo tipo di umanità e non è curioso di storie, la vicenda del protagonista potrebbe apparire un po’ irreale o per alcuni tratti inverosimile. A me è sembrata invece quasi un’autobiografia immaginata. Nel senso che di verosimile e reale c’è tutto. C’è nella costruzione psicologica dell’aiutante afgano del meccanico, c’è nel pudore del protagonista nel vivere un amore possibile, c’è nella radicalità della scelta di vita che lui ha operato. Quanti di coloro che in quell’Italia che non c’è più, in cui il cambiamento sembrava possibile, si sono poi ritirati in una vita artigiana, dove hanno recuperato il senso di sé nel ricostruire le cose perse o abbandonate?

L’aspetto generazionale anche qui, come nel precedente romanzo, è una filigrana che scorre veloce, che non giudica, che non costringe in categorie. Qui c’è una storia, che avvolge, come avvolgono le parole di chi ha qualcosa da dire, c’è l’urgenza di narrare, sanza farsi fagogitare dal luogo comune e dallo stereotipo. Già, lo stereotipo, il personaggio muto che ogni tanto osserva le vicende narrate e che distrutto, se ne va un po’ malconcio nel finale della storia.

Unico rischio garantito nella lettura: farsi prendere da un desiderio irrefrenabile di avere una bicicletta Umberto Dei

http://www.michelemarziani.org/appuntidiviaggio/articolo.asp?articolo=248

Su Osman

Oltre alle lettere e alle email degli amici che hanno letto il libro, e che fanno ovviamente sempre piacere, in rete ci segnala Luca Boschi mentre Michele Marziani ci recensisce e fa outing sul suo desiderio di essere disegnatore. Nel frattempo io ho finito un suo libro recente, Umberto Dei, sul quale scriverò a breve.

L’ammaestratore di Istanbul: dal 18 febbraio in libreria

L'ammaestratore di Istanbul

L'ammaestratore di Istanbul

Piccolo spazio di promozione di un libro che ha richiesto tre anni di ricerche: esce per comma 22 il libro disegnato da Gianluca Costantini e scritto da me sulla figura di Osman Hamdi, intellettuale ottomano vissuto a cavallo di ‘800 e ‘900. Si tratta di una figura straordinaria: primo pittore che ritrasse con modi naturalistici le donne, fu il fondatore del Museo Archeologico di Istanbul, lo scopritore delle tombe regali di Sidone (tra cui quella considerata all’epoca di Alessandro Magno) e Nemrut Dagh, primo archeologo dal nome orientale ad essere accolto nella Società degli archeologi europei, fu anche l’ideatore della legge che protegge il patrimonio artistico del suo Paese dai paesi stranieri. Negli ultimi anni della sua vita organizzò anche la prima Accademia d’Arte dell’impero ottomano, divenuta poi la Mimar Sinan. Eppure il suo nome non compare nei libri d’arte o di storia culturale dell’occidente. La sua storia ci ha appassionato, perché abbiamo intravisto in questa rimozione il segno di un “orientalismo” di ritorno che mette sempre al centro dell’ombelico culturale l’Oriente letto dall’Occidente e non concede cittadinanza a chi dal cosiddetto Oriente ha fatto cultura. E comunque è stato un viaggio alla scoperta di un mondo ancora opaco, sul quale ci sono numerosi pregiudizi. Lo scardinamento dei pregiudizi è uno dei nostri tarli  e quindi Osman è stato un personaggio che ci ha avvinto nella sua storia. Il libro è una sorta di diario di viaggio che racconta tenendo conto del nostro punto di vista, limitato e soggettivo, un percorso nelle immagini e nelle atmosfere della Turchia di oggi. Un Paese che abbiamo molto amato, con le sue plurime contraddizioni e un’energia che nulla a che vedere con le immagini naif delle cartoline turistiche.

Il libro era stato presentato in anteprima, mentre lo stavamo ancora terminando, al Teatro Rasi a Ravenna nell’ambito della nonscuola: qui c’è un breve filmato con i ragazzi che hanno letto dal vivo le prime pagine http://www.youtube.com/watch?v=Ht9Y8imcECA

l'addestratore di tartarughe

l'addestratore di tartarugheL'addestratore di tartarughe rappresenta per l'arte turca la "monna lisa" della pittura storica. E' lo stesso Osman che si autorappresenta vestito da derviscio all'interno della moschea di Bursa. Si credeva che i dervisci fossero capaci di ammaestrare le tartarughe con l'uso della musica: le interpretazioni su questo quadro sono molteplici. Parte di queste sono raccontate nel libroLa famiglia di Osman HamdiGli scavi di Sidone


 

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