Sul Danubio, 19 agosto 2003

Marina Cvetaeva

Marina Cvetaeva

Ho letto in questo viaggio da Vienna a Budapest in aliscafo il carteggio tra Cvetaeva e Rodzevic. Lui apparentemente risulta un meschino. Un uomo senza qualità in confronto alla “montagna” che è lei. Eppure riuscì a creare una nuova Marina. In questo fu enorme il suo contributo alla poesia. Lei è giudicata proteiforme, dalle molte voci: questo mi interessa, perchè è la stessa critica che è stata fatta a me e mi ha bloccato per anni nella scrittura. Troppe voci, troppi stili. Ma se questa invece fosse la strada? A lei appartiene un dono che a me manca completamente: lei si attribuisce (e a ragione) il termine poeta. è per lei centrale, anche nell’amore. Chiede insistentemente al suo amato di leggerla perchè non voleva che un passante qualsiasi la potesse conoscere, e quindi amare, più di lui. 

 

Marina dice di sentirsi schiuma ed acqua, dà inoltre molta importanza ai suoi sogni. Marina di professione svolge il tradimento, ma si sente innocente perché chiede elemosinando la felicità.

Marina Cvetaeva, Parole che non avevo mai udite … , Panozzo editore

copertina del libro

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