La critica è morta, viva la critica…

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gennaio 30, 2010 di elettrastamboulis


Il buon Matteo Stefanelli si lamenta recentemente della morte (alcuni dicono presunta, altri forse semplicemente la definiscono stato vegetativo) della critica del fumetto. Il Comics Journal (USA) e Neuvième Art (Francia) passano al web e si dissolvono nei fluttuanti contenuti senza diritto d’autore certo, senza stato di “documento”. Lasciando perdere il pedante discorso, “ma allora non esistono più” oppure “si sono trasformate, è solo un’influenza passeggera”, mi sentire di richiamare l’ombelicale mondo del fumetto alla crisi del concetto di critica a livello più generale e in settori dove essa aveva posto consolidate radici anche accademiche. Di fatto la critica letteraria vive nella zona protetta dell’ultimo dei moicani (a volte definita nazione indiana), quella cinematografica si è dissolta nei frammenti sanguinanti del “non più di 300 battute e possibilmente con i pallini per capire chi è meglio”, per non parlare della critica dell’arte, asservita ai padroni delle borse valori / riciclaggio denaro / obbedire al mercato globale. La ragion critica si è dissolta, in un narcisistico chiacchiericcio globale, scomparsa la critica ma temo anche per la salute della signora ragione. Non è quindi un problema della effimera presenza della critica del fumetto, parto prematuro e difficile di un’arte che fatica a riconoscersi come tale e preferisce spesso dirsi semplicemente merce, ma della critica come sistema di pensiero. Levi Strauss aveva dato le gambe allo strutturalismo come modalità di approccio alle varie sfere di conoscenza. Come lui, altri grandi maestri del pensiero ci hanno fornito grimaldelli per affrontare le questioni, occhiali per sconfiggere la miopia della mistificazione. Purtroppo non vedo gli eredi. Nè gli innovatori. Ma forse mi sono distratta un attimo.

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5 thoughts on “La critica è morta, viva la critica…

  1. matteos scrive:

    ciao,
    la tua sponda sposta giustamente le mie parole su una questione più generale. E che è un problema di pensiero, ma anche di contesti e – forse quel che più fatico a mettere a fuoco – di obiettivi. Oggi, forse, quel mi inquieta di più non è il cosa o il dove, il “perché” della critica.
    Mah. Discorsi pocco da blogger, mi sa😉

  2. La critica del fumetto è come la critica in generale. Non ha grande senso “critico”, non usa modelli interpretativi ma suggestioni e impressioni o addirittura utilizza i termini “dell’amicizia”, è piuttosto autoreferenziale. Il fumetto è un’arte che ha ceduto molto ad altre arti, pensa ad esempio al cinema. Ma la critica del fumetto non apre l’orizzonte, sta chiusa nel suo cantuccio a contare le figurine.

  3. danilo d'antonio scrive:

    “Libertà come bene supremo”: un tardivo intervento

    —————————————
    Il Gran Complotto degli statali
    —————————————

    Gentilissima Signora,

    nel salutarla cordialmente, mi permetto di segnalare il complotto di più vasta portata (globale) e di più lunga durata (dai tempi della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America). Sotto gli occhi di interi popoli, gli statali di tutte le repubbliche del mondo l’hanno fatta franca fino ad oggi.

    La prego, mi conceda la seguente sintesi locale:

    1) Lo Stato italiano, sarebbe a dire l’accentramento di potere nelle mani di una immutabile ed inamovibile Elite, avente potere sovrano su popolazione e territorio, è stato da lungo tempo sostituito da una organizzazione politica di dichiarata ispirazione democratica e repubblicana, pure tesa verso l’ulteriore sviluppo ed applicazione di queste due concezioni. La parola Stato è invero del tutto fuori luogo in riferimento al nostro Paese. Con essa si indica infatti il governo e l’amministrazione di una statica Elite autoritaria. Al contrario i termini Democrazia e Repubblica qualificano un Paese in cui la sovranità appartiene al popolo, presupponendo quindi una dinamica gestione collettiva del complessivo Bene Comune. Stato e Repubblica sono di fatto concetti ed ideali socio/politici agli antipodi.

    2) Pur sopraggiunte Democrazia e Repubblica sono però rimasti gli statali. Come niente fosse.

    A fin di chiarezza, la prego, mi conceda di ampliare un momento la visione. Nell’antichità, quando non vi era alcuna sviluppata organizzazione pubblica, i due concetti di Democrazia e Repubblica potevano pure limitarsi ad indicare una mera forma e tipo di governo, i cui ruoli venivano periodicamente restituiti al popolo per eliminare sul nascere il formarsi di qualsiasi Elite. Con il sorgere dell’imponente Funzione Pubblica moderna, i concetti di Democrazia e Repubblica non avrebbero più, però, dovuto prescindere dalla periodica restituzione al popolo dei ruoli del pubblico impiego (i quali sono una proprietà collettiva, una autentica res publica, un sacro bene comune), attuando quindi una loro redistribuzione tra tutti quei cittadini che fossero dotati dei necessari requisiti e desiderosi di ricoprirli.

    Senonché gli unici ufficialmente autorizzati a, perché con poteri tali da, far avanzare la società innanzitutto culturalmente, sarebbe a dire la dottorale compagine di ricerca umanista universitaria (filosofica, giuridica, politica, sociologica, storica, etc.) s’è evidentemente ben guardata dallo sviluppare ed applicare queste idee. Innumerevoli “baroni”, come sono comunemente definiti per il carattere corrotto e feudale che ancora oggi contraddistingue il loro ambiente, essendo essi per primi degli statali, hanno evitato anche soltanto di avvicinarsi ai due concetti in grado di dissolvere ogni Elite, badando invece a mantenere in ogni circostanza l’uso della parola Stato. Solo mantenendo il Paese in una situazione di parziale realizzazione democratica e repubblicana essi sarebbero riusciti a conservare il “loro” posto fisso con gli indebiti privilegi connessi. E così hanno puntualmente fatto.

    Riesco, gentilissima Signora, a comunicarle che bestia di complotto c’è rimasta nascosta fino ad ora?!

    Ecco: son oggi dunque qui gioiosamente a presentare l’ipotesi che, chiarendo finalmente cosa sia una Repubblica Democratica e ricordando che l’Italia ambisce ad esserlo, si possa finalmente entrare in un periodo più evoluto della nostra storia. Come già avviene per i ruoli di governo, anche i ruoli della Funzione Pubblica devono essere rimessi al popolo dopo un certo periodo di tempo. Come un Presidente del Consiglio è tenuto a restituire al popolo italiano la sua carica dopo un certo tempo, allo stesso modo un pubblico dipendente, quale che sia il suo rango, deve essere tenuto a restituire al popolo la sua mansione. Solo una regolare redistribuzione tanto dei ruoli quanto delle mansioni, tanto dei più alti quanto dei più bassi livelli, è in grado di scongiurare la comparsa di qualsiasi casta o mafia e corruzione.

    Per un’Italia ed un intero mondo resi liberi dagli statali.

    Per delle società vissute da liberi cittadini.

    Per una partecipazione democratica.

    Hip, hip, hip, hurrà!

    Hip, hip, hip, hurrà!!

    Hip, hip, hip, hurrà!!!

    La ringrazio molto per l’attenzione e la prego di aggiungermi alla sua Newsletter, sperando che alla prossima iniziativa vorrete dare lo spazio che merita a questa po’ po’ di scoperta.

    Danilo D’Antonio

    Laboratorio (fine artigianato di idee) Eudemonìa
    Monti della Laga – Appennino Centrale

    tel. 339 5014947
    skp. hyper.linker

    http://Societa-Democratica.hyperlinker.org

    Art. 1: “La sovranità appartiene al popolo”

    .

  4. Gentile signore, le sue idee oltre ad essere fuori luogo in questo post sono espresse in modo confuso, e i riferimenti storici sono superficiali ed errati. Cmq visto che sono contro la censura lo lascio vivere in questo angolo di etere.

  5. danilo d'antonio scrive:

    Cara Elisabetta,

    mille volte è avvenuto che l’errore è stato la molla del progresso.

    Sbaglio o lei è stata ad un incontro sul tema: “Libertà come bene supremo”?

    Ebbene: di che avete parlato? C’è stato qualcuno lì dei tanti saggi intervenuti ad avere detto che la libertà potrà essere conquistata caciando gli statali?

    I riferimenti corretti ce li metta lei se ne ha. La libertà val bene un suo impegno su un tema non previsto.

    Coraggio! La “Libertà come bene supremo” attende anche un suo impegno concentrato su ciò che occorre rimuovere: gli statali.

    Danilo D’Antonio

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