Lucien Freud al Centre Pompidou

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marzo 30, 2010 di elettrastamboulis


La sua Inghilterra odora di feltro. Di tutto ciò che è infeltrito, tagliato, messo per un po’ a marcire. Un atto nobiliare di dismissione, di un radical chic interiorista, che volge lo sguardo all’usura e continua ad osservare la polvere che si ammonticchia.

Freud non ha ancore di salvezza, accarezza con la retina e il suo gesto ritrasmette una visione di contemporanea decadenza. L’ombra leccata dal pennello nella trafila dei suoi autoritratti non dimentica l’appressarsi della fine incessabile, che lo vede nell’85 tenace, quasi lottatore, nel 2004 incanutito e secco.

Il lavandino con due lottatori giapponesi è forse la chiave di questo sfilarsi dello sguardo. I lottatori stanno più nel titolo dell’opera che nel quadro. La bellezza è in cornice, nel manierismo, nell’intensa tavolozza a lui fedele, del feltro e della terra. Come un nobile britannico, non si mette mai qualcosa di nuovo e non smette mai di guardare alla terra e al bosco. Che oggi sono diventati sconsolati paesaggi della periferia urbana. Relitti di consumismo povero, abbandonati in giardini sul retro di villette unifamiliari che assecondano l’individualismo piccolo borghese e middle class.

One thought on “Lucien Freud al Centre Pompidou

  1. giusymar scrive:

    Interessante post!
    Grazie

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