Cosa succede in Grecia: similitudini di un Paese cavia.

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maggio 10, 2010 di elettrastamboulis


Amici e alcuni giornalisti mi interrogano in questi giorni, per cercare di capire aldilà delle misure anti recessione, del pettegolezzo politico e delle borse che calano perché “i greci si incazzano e gli italiani no”: non credo però che nessun giornalista o curioso troverà risposte intervistando semplicemente i passanti o i rappresentanti politici. Le ragioni stanno nel passato e nel dna culturale identitario.

La Grecia già nel 1946 fu teatro di una prova generale della nuova Europa: “che succede se i comunisti non consegnano le armi?”. In quel caso furono gli inglesi ad accendere la miccia e a provocare la guerra civile più sanguinosa in Europa del ‘900 insieme alla Ex Yugoslavia. I paesi del blocco sovietico già sapevano che non sarebbero intervenuti e che era negli accordi presi che la Grecia sarebbe stata nel patto atlantico. L’Italia con le parole di Togliatti “non faremo come la Grecia” se ne chiamò prudentemente fuori ed ebbe un’altra storia, mentre la Grecia ottenne il primo governo pienamente democratico nel 1974, oltre ad avere segnato l’appartenenza e la memoria del dolore per almeno di tre generazioni.

Poi nel 1967 nuovamente l’eccezione: la dittatura della giunta militare dei colonnelli risultò anch’essa inspiegabile. Ancora oggi chi ricorda quegli anni dice “non capimmo come fosse possibile una cosa del genere in Grecia”. Bene, da alcuni anni, si sa con certezza che la giunta militare non fu altro che l’applicazione del piano Gladio per “difendere il paese dai comunisti”, piano che notoriamente era presente in fieri anche in Italia.

Poi ci sono gli elementi culturali, quelli che definiscono l’identità di un popolo: per i greci, a prescindere dall’appartenenza politica, prevale il concetto di “palikari”, che deve sfidare la realtà senza mai abbassare la testa, offrendo il petto al nemico. Durante la guerra civile molti atti sono stati caratterizzati da questa concezione culturale, che serviva per creare la solidarietà nella gente e anche stima indiretta nella controparte. Non bisogna abbassare la testa, quindi, si deve lottare anche se di fronte ci sono mulini a vento, per dimostrare di essere palikaria.

Questo mix di antropologia e politica internazionale ha creato il quadro di oggi,  le reazioni sono sempre le stesse, le ragioni le scopriremo forse quando si riapriranno gli archivi top secret. E non ho paura di essere accusata di “complottismo”, perché tutti sanno che anche altri paesi si trovano nelle stesse condizioni e che buona parte del naufragio odierno è da imputare alla finanza “malata”. Mi viene però naturalmente da pensare che troppe similitudini siano presenti per un paese cavia. E che per rispondere alla domanda che molti si fanno, bisogna andare  a rivangare il passato.

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