Dopo 55 anni, Zahariadis viene reintegrato nel partito comunista greco.

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agosto 7, 2011 di elettrastamboulis


Storia quasi surreale di un Paese sull’orlo di una crisi di nervi. Il segretario del KKE dal 1931 al 1956 Nikos Zachariadis era stato espulso dal partito nel 1956 e diventato da capo indiscusso a pecora nera da cui fuggire lontano: figura carismatica, guidò il partito greco nel periodo successivo alla fine della 2a Guerra Mondiale nel periodo doloroso e ancora irrisolto della Guerra civile e terminò la propria vita suicida in Siberia, dove era stato confinato, il 1 agosto del 1973. La notizia del suicidio fu tenuta segreta dal PCUS e fu resa nota solo dopo la caduta dell’URSS. Nel 1991 le sue spoglie furono trasferite ad Atene al 1° cimitero, dove sono sepolti anche Panagoulis, Melina Mercouri e molti altri personaggi importanti della Grecia contemporanea.

Il testo votato dall’assemblea del KKE è tuttora segreto e ne è stata data solo la sintesi alla stampa: si rimane stupiti tuttavia dell’anacronismo e al contempo della fiera fede di questo nutrito gruppo di compagni ellenici che trovano il tempo e l’urgenza di discutere, confrontarsi, votare e scontrarsi sulla propria storia. Difatti, anche se il documento secondo la logica ferrea del partito nostalgico greco impegna tutti gli iscritti, ha avuto il 10 – 15% di schede bianche e le modalità di discussione sono state impervie e complicate. Segno che le ferite sono ancora aperte, e anche se Paraskevas, il membro del comitato centrale ha concluso con queste parole il suo breve discorso sulla tomba di Zachariadis: «Onoriamo la memoria, l’azione e l’opera del fiero leader comunista, segretario generale del Comitato centrale del KKE. Continuiamo la lotta, traendo conclusioni dall’esperienza del movimento e dalla lotta eroica del KKE per nove decenni, per diventare più capaci nella lotta per il socialismo” , viene da chiedersi se effettivamente questo partito ancora ligio alle logiche del partito vetero stalinista abbia veramente guardato in faccia il Giano bifronte dell’esperienza del socialismo reale. Un’esperienza che ricorda per molti versi quella di Crono che mangia i propri figli.

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