Sogno di Antonio Tabucchi, scrittore e amante del portoghese.

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marzo 25, 2012 di elettrastamboulis


La notte del 24 marzo 2012 all’Hospital da Cruz Vermelha, Antonio Tabucchi, scrittore e amante del portoghese, fece un sogno. Sognò che era su un’autostrada spagnola, da qualche parte nell’Estremadura. Il vento spazzava in giro la polvere e ogni tanto tirava su qualche rotolo di giornale stroppicciato. Lui stava seduto su un pilone e aspettava, ma l’uomo con il quale aveva appuntamento tardava ad arrivare. Si stava improvvisamente innervosendo. Lo aveva aspettato da tanto tempo. Sentiva che l’appuntamento era fissato da prima che lui parlasse portoghese, la sua vera lingua. Insomma un appuntamento dato quando era quasi muto, o si sentiva straniero tra le sue parole. All’improvviso si avvicinò un auto bianca, una Renault degli anni ’70, di quelle da film francese. 

– Eccolo – pensò – Un’entrata degna di lui.

E invece fu un ulteriore delusione: si trattava di due viaggiatori qualunque, due turisti forse. Di quelli cui piace mantenere le auto d’epoca per farsi notare. – Scusi…Scusi…- E perdipiù italiani

– Sì?

_ Conosce la strada per Lisbona?

– Sempre dritto. Sempre dritto. Alla fine si incontra il mare.

Antonio era stanco di aspettare. Sentiva che il vento gli stava soffiando dentro le orecchie, gli entrava nelle pupille e un po’ si era incuneato anche nei suoi pensieri. Si attorcigliava l’Estremadura, quella terra di confine e lontana dall’oceano. E il suo compagno di viaggio non arrivava.

_ Fernando mi ha fatto un scherzo. Ma questo giuro che è l’ultimo – Disse tra sé e sé, masticando vento e polvere e sentendo l’amaro che si fermava nella gola secca.

I due viaggiatori si girarono un’ultima volta per salutarlo e ringraziarlo, quell’uomo così gentile ed educato, con quegli occhiali da intellettuale del novecento e quell’accento indefinibile e sornione. Si voltarono all’unisono, ma Antonio non c’era più. Era volato con l’ultima folata nella Baixa, a salutare il mare, le nuvole e farsi coccolare per l’ultima volta da quella chiglia che erroneamente alcuni chiamano una città, Lisbona. 

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