Cronache dalla scuola. Il bastone e la gita d’istruzione

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dicembre 12, 2013 di elettrastamboulis


Le occupazioni scolastiche sono diventate da diversi anni a questa parte un appuntamento quasi rituale: eppure ogni volta è come la prima volta, non per gli studenti (per i quali spesso è la prima volta, la prima volta in cui si autogestiscono, discutono, vivono lo spazio pubblico e politico), ma per docenti e dirigenti. Ogni volta una folla di paure, pregiudizi e giudizi, dissensi e consensi emergono come alghe nel mare Adriatico. Quest’anno la novità è l’intimidazione tramite sottrazione: sottrazione di un’opportunità didattica straordinaria, come la visita d’istruzione. I dirigenti scolastici di Ravenna hanno concordato e poi fatto votare nei consigli d’istituto (che si sono spaccati, ma ahimé hanno comunque votato a favore) di non fare visite d’istruzione se i ragazzi occupavano. Le ragioni apparenti sono che, visto che si perdono giorni di scuola, non se ne possono perdere di ulteriori facendo le visite d’istruzione, soprattutto se di più giorni. Ora, non mi risulta che le visite d’istruzione siano una sottrazione, ma un ampliamento e un avvicinamento degli adolescenti attraverso l’esperienza all’arte, alla cultura, alla storia, alle scienze, ecc. Però è vero che le gradiscono, a differenza delle lezioni in aula. Benissimo, allora gliele togliamo. Anche nella mia scuola è andata così: per poi aggiungere però in collegio docenti che chi non aveva fatto occupazione non deve pagare il fio delle colpe altrui. Bene, allora votiamo che chi è in classe in questi giorni andrà in gita, le classi invece che hanno tanti assenti (anche se gli studenti sono a scuola e forse anche più di prima, ma si autogestiscono…) non ci andranno. Per me è la parola fine alla mia idea di scuola, per tante ragioni che non sto qui ad elencare. Anzi no, una la voglio dire: mi sembra il passo precedente a dire se fai sciopero, lo puoi fare, però non ti darò incarichi aggiuntivi perché questi ti piacciono. O comunque li gradisci… Voglio vedere le facce di alcuni colleghi di fronte a questa ipotesi. Intanto alcuni di noi hanno programmato attività didattiche, uscite, visite d’istruzione per le quali non sono pagati, ma lo fanno perché credono che proprio questa sia la scuola: un luogo in cui crescere insieme, verificare, sperimentare, ampliare i propri orizzonti. Ma si vede che ci siamo sbagliati. Il bastone conta di più.

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5 thoughts on “Cronache dalla scuola. Il bastone e la gita d’istruzione

  1. Anonimo scrive:

    Tutto vero!!!!
    Di Lisa Alfredo e Anna Elisa Barzanti

  2. Siro scrive:

    L’occupazione è l’unico modo per parlare di argomenti seri come i concetti di macroeconomia, libertà di pensiero ecc. La piccola democrazia diretta che viene a formarsi durante questo periodo è indispensabile per rafforzare i rapporti tra le persone che ascoltano, con opinioni anche opposte, che solo dialogando si riesce ad arrivare ad una conclusione con uno scambio non a senso unico di ragioni. Si riescono così a trovare nuovi ideali per proseguire e si evita di diventare macchine (almeno per alcuni). Qualcuno ha detto: “Si può ingannare qualcuno per molto tempo, molti per poco tempo, ma non si può ingannare tutti per tutto il tempo”. Siro.

  3. antonioriccio95 scrive:

    Sono davvero contento che esistano ancora persone che capiscano questi problemi . Sento spesso parlare di lei e ultimamente seguo i suoi articoli per vedere un po se tutto quello che mi dicono è vero ! E sono piacevolmente stupito di constatare che è così .
    Nutro massima stima e profondo rispetto per lei prof …. Sono davvero felice di constatare che in un sistema così corrotto e marcio , in un sistema dove “far sentire la propria voce ” equivale a punizioni di ogni sorta , in un sistema dove il fattore “personalità” viene bandito , esiste ancora un barlume di luce formato da persone come lei . E sono contento perché i cambiamenti più forti nascono sempre dall’ interno …
    Le auguro il meglio prof ! E sappia che avrà sempre il massimo sostegno dagli studenti .

  4. Donatella scrive:

    Sono contenta che in un sistema così allo sfascio, ci sia ancora qualcuno che può insegnare ai nostri figli e trasmettere con esempio di avere un ideale, qualunque esso sia ma di perseguire in ciò che si crede. Purtroppo gli studenti (perchè in questo caso il contesto è la scuola) sono sempre additati, quando “perdono le ore di lezione” come svogliati o perditempo, non hanno la capacità di poter avere ideali per i quali lottare, sono giovani e come tali privi di idee proprie, non sanno ancora ciò che vogliono. Ma gliela diamo la possibilità di crescere? di dimostrare che sono in grado di sostenere un’iniziativa con serietà meglio di chi dall’alto del potere dovrebbe dare loro l’esempio?
    L’insegnante è anche un educatore, è complementare alla famiglia e parte integrante della società purtroppo questo spesso non capita. Plauso alla prof.e ai ragazzi che hanno dimostrato serietà nell’iniziativa.
    Grazie

  5. Le ragioni di questa occupazione sono state sintetizzate dai ragazzi in un semplice volantino che inizia con una dedica che cita un brano di De André: segno che la forza della poesia e della bellezza prevale ancora nella società del brusio e della hitparade. Non voglio entrare però nel merito delle modalità che gli studenti hanno scelto, è appunto una loro scelta e a quanto ho capito parlando con loro, è l’unica che permette loro di avere uno spazio di dialogo e confronto non virtuale. Posso solo dire che sono stati corretti, educati, non hanno interrotto lo svolgimento delle lezioni di chi liberamente o meno ha scelto di entrare in classe. Credo che ci abbiano dato una bella lezione di cosa significhi praticare una democrazia attiva.

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