La gente mormora.

Luca Boschi scrive di noi con affetto, e devo sinceramente ringraziarlo. Certo è strano che ci si trovi sempre a braccetto con Animals, con cui condividiamo pezzi di strada, ma anche reciproche distanze. Ormai però siamo così pochi, che sembra di essere nella riserva degli indiani.

Intanto anticipo che il prossimo numero di Giuda, per continuare ad essere 0stinatamente un luogo dove si indaga il precontemporaneo, avrà come soggetto i preraffaelliti. La confraternita inglese, per il suo carattere carbonaro, contro le convenzioni vittoriane, pre decadente e simbolista, un po’ funereo e soprattutto estetizzante, sarà la materia nera con cui le mani dei disegnatori si cimenteranno.

La critica è morta, viva la critica…

Il buon Matteo Stefanelli si lamenta recentemente della morte (alcuni dicono presunta, altri forse semplicemente la definiscono stato vegetativo) della critica del fumetto. Il Comics Journal (USA) e Neuvième Art (Francia) passano al web e si dissolvono nei fluttuanti contenuti senza diritto d’autore certo, senza stato di “documento”. Lasciando perdere il pedante discorso, “ma allora non esistono più” oppure “si sono trasformate, è solo un’influenza passeggera”, mi sentire di richiamare l’ombelicale mondo del fumetto alla crisi del concetto di critica a livello più generale e in settori dove essa aveva posto consolidate radici anche accademiche. Di fatto la critica letteraria vive nella zona protetta dell’ultimo dei moicani (a volte definita nazione indiana), quella cinematografica si è dissolta nei frammenti sanguinanti del “non più di 300 battute e possibilmente con i pallini per capire chi è meglio”, per non parlare della critica dell’arte, asservita ai padroni delle borse valori / riciclaggio denaro / obbedire al mercato globale. La ragion critica si è dissolta, in un narcisistico chiacchiericcio globale, scomparsa la critica ma temo anche per la salute della signora ragione. Non è quindi un problema della effimera presenza della critica del fumetto, parto prematuro e difficile di un’arte che fatica a riconoscersi come tale e preferisce spesso dirsi semplicemente merce, ma della critica come sistema di pensiero. Levi Strauss aveva dato le gambe allo strutturalismo come modalità di approccio alle varie sfere di conoscenza. Come lui, altri grandi maestri del pensiero ci hanno fornito grimaldelli per affrontare le questioni, occhiali per sconfiggere la miopia della mistificazione. Purtroppo non vedo gli eredi. Nè gli innovatori. Ma forse mi sono distratta un attimo.

Oggi


Siamo due storni che camminano vicini

La mia ala è rotta

Ma tu mi lecchi il cuore.

Condisci di laudano il mio pasto

Un errore di ortografia è la mia vittoria precoce

Sulla tua alzata di volo

La sera sul mare.

http://www.gianlucacostantini.com/porto.html

La guerra del calendario

Sempre a proposito di memoria: l’11 e il 12 febbraio ci sarà la prossima udienza del processo a Podlech a Roma, indagato per la sparizione di 25 desaparecidos italiani tra cui Omar Venturelli durante la dittatura di Pinochet. Il comitato giustizia ora ha pubblicato un comunicato sulla recente udienza. Spero che a qualche giornalista interessi…Dov’è finito quel giornalismo vero, che si interessa delle storie delle persone, che va in profondità?

http://www.giustiziaora.org/

Un appuntamento: Giuda a Roma a Mondobizzarro.

Giuda (Geographical Institute of Unconventional Drawing Arts)

Presentazione della rivista e dialogo sul tradimento delle immagini con Gianluca Costantini, Elettra Stamboulis e Marco Lobietti

Mondobizzarro Gallery,
via Reggio Emilia 32 c/d Roma
Sabato13 febbraio 2010 h 18

Giuda (acronimo di Geographical Institute of Unconventional Drawing Arts) è una rivista che si nutre ugualmente di nostalgia, cartografia e immagini disegnate. La mappa non è il territorio: e il disegno non è il rappresentato. Come si incrociano il disegno e la rappresentazione geografica? Giuda indaga il tradimento delle immagini, l’ambiguo rapporto tra segno e percezione. Nel primo numero, che anche visivamente ricorda la produzione delle riviste d’avanguardia europee di primo novecento, tutto è disegnato, dal sommario alle finte pubblicità. Ogni storia è presentata dalla cartina del luogo in cui essa si colloca. I Paesi sono fumetti ancora tutti da raccontare. Al centro il progetto di figurazione del cimitero di Montparnasse. La mappa di uno dei storici cenotafi parigini è ricomposta dai ritratti dei suoi ospiti più noti disegnati e interpretati dagli autori che collaborano a questa rischiosa impresa. Una scorreria sul filo della memoria, della rivisitazione fantasmatica, del dejavu che attribuisce senso e segno al luogo privilegio della fine, oggi percorso con curiosità da turisti in vena di emozioni sepolcrali. Un ritorno al pericoloso Romanticismo? Per saperlo compratela. Si può fare in pochissimi luoghi di amici (sul sito ovviamente c’è la mappa) oppure online.

Sabato 13 febbraio il direttore artistico Gianluca Costantini, l’architetta di parole Elettra Stamboulis e il maestro cartografo Marco Lobietti dialogheranno sul progetto di Giuda, mostreranno alcune anteprime dei prossimi progetti e si interrogheranno sul vasto tema del rapporto tra mappa, territorio e fumetto.

www.giudaedizioni.it
www.mondobizzarro.net

La macina

Cosa succede del nostro tempo macinato dalla vita?

Fugge in un fosso,

rimane imbrigliato nei capelli di un cane

semina zizzania a nostra insaputa

cresce e legge da solo, usando le virgole.

Cosa succede al nostro tempo quando siamo in altre faccende affacendati

e non siamo noi a vivere

ma le nostra azioni.

Il nostro cuore dorme sotto un sasso

e anche la carne sembra un duro muro

Febbraio 2008

Mille strade

Hai gettato un’ombra bella e dura

sui miei giorni inquieti. Intorno a essa

la luce è si fatta incredibilmente forte.

Mille strade d’un tratto sono andate verso il mare.

Henrik Nordbrandt

Nordbrand è un poeta danese, che però ha vissuto girovago per il mediterraneo, soprattutto in Turchia, Grecia e Italia. Forse per questo il suo cuore mi è vicino. Le sue sono poesie sulla fragilità del mondo, sul tempo che s’invecchia e sulla sostanziale necessità della bellezza. Ha scritto tra gli altri anche un libro di cucina turca… E ha tradotto molta poesia turca, cosa che traspare nei suoi versi.

“Assumersi un rischio? Ma che cavolo significa? Ci sono così tante espressioni che io semplicemente non capisco. Non posso neanche annoiarmi nel cercare di immaginare che cosa possano significare – perchè di norma risulta qualcosa di spiacevole. Significa avere un’opportunità nel perdere qualcosa? Non rischi molto nell’essere uno scrittore, non in Danimarca perlomeno. Ci sono posti nel mondo in cui è pericoloso essere uno scrittore, ma non qui. Non perdi la testa, non è vero? Al massimo perdi dei soldi!” (dal un suo dialogo con Pia Juul)

Chi può aiutare nel processo contro Podlech?

Chi può aiutare nel processo contro Podlech?? Martedì c’è la seconda udienza contro il criminale cileno ritenuto colpevole tra le altre cose dell’uccisione dell’italiano Omar Venturelli. Quattro testimoni che vengono dal Cile non hanno la possibilità di sostenere le spese di vitto e alloggio. dunque a quanto pare per eventuale ospitalità a casa  si sono attivatii cileni a roma, il problema è che la soluzione migliore sarebbe che venissero ospitati tutti insieme, visto che per alcuni di loro è la prima volta che escono dal proprio paese. Anzi, da quanto mi è stato detto è la prima volta che escono dalla propria zona e quindi trovarsi a doversi muovere in autonomia a roma non è il massimo. bisognerebbe quindi trovare una foresteria, un luogo che li potesse ospitare insieme tutti e quattro. La comunità di sant’egidio? oppure chi? se a qualche romano viene un’idea me lo faccia sapere! inoltre partiremo per raccogliere alcuni fondi per sostenere un minimo la permanenza, per adesso la famiglia venturelli sta facendo i saldi mortali per portare avanti il processo, che è il primo contro un criminale del regime pinochet di questo genere.

sul ruolo della Regione Emilia Romagna http://www.emilianoromagnolinelmondo.it/wcm/emilianoromagnolinelmondo/news/1trim2009/regione_parte_civile.htm

Pensiero musicale di inizio anno, a quarant’anni.

Daily Iraq

Sir Patrick Leigh Fermor è uno dei più importanti scrittori di letteratura di viaggio. Ma è stato anche coordinatore per l’esercito britannico nel 1944 della resistenza antinazista a Creta. In quella veste egli ebbe un’idea piuttosto ardita, ma che andò a buon fine. Organizzò infatti la cattura del generale del Reich Kreipe, utilizzando partigiani greci travestiti da tedeschi. Il prigioniero fu nascosto in una grotta e fu lì che un giorno l’inglese lo vide, mentre guardava con aria sognante le pendici del monte Ida coperte di neve, mormorando un verso di Orazio “Vides ut alta stet nive Candidum Soracte”. Il futuro baronetto britannico d’impulso proseguì la poesia latina a memoria. Il generale nazista rispose stupito: “Ach so, Herr Major”. E poi concluse: “Vedo che abbiamo bevuto alle stesse fonti”.
Fermor ha raccontato sessant’anni dopo questo episodio al giornalista e scrittore italiano Rumiz(1), riflettendo su come oggi si sia fatta strage dell’inestimabile patrimonio iracheno: “Pensi a quanto erano preparati i militari di una volta. Io ero stato mandato in Grecia perché avevo studiato Omero e Kreipe aveva condotto studi classici”. È pur vero che la formazione classicista di tanta parte della gerarchia del Reich non impedì né la Shoah né in generale l’incalcolabile catastrofe della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia è vero che intravediamo in questo nuovo ordine/disordine mondiale un diverso tratto distintivo. Se è vero che la Seconda Guerra Mondiale ha portato in modo ineludibile e definitivo il conflitto tra i civili, sottraendolo ai campi di battaglia dei militari, i belligeranti di questa guerra forse non mondiale, ma disseminata, hanno inserito anche il patrimonio storico tra le vittime. Questo non vale solo per il cosiddetto fronte occidentale: tra i caduti di questa battaglia del simbolico vanno annoverate anche le statue buddiste di Bamiyan in Afghanistan, inizialmente salvate a fini turistici e poi cadute sotto la clava dell’integralismo visivo.
Una guerra che opera sull’ordine simbolico e identitario diventa in qualche modo iconoclasta. Se l’altro può essere riconosciuto attraverso il valore dato dall’immagine di una storia, di un percorso artistico e culturale, il modo più semplice per farlo dimenticare è annientare o saccheggiare ciò che testimonia tale ricchezza.
Nel lavoro di Costantini la sintesi visiva di tale dettato ideologico si coniuga alla volontà imperativa di mantenere un’attenzione costante sul quotidiano del conflitto. Una donna alza le mani colorate di rosso, al centro il doriforo di Policleto con didascalia in tedesco (a ricordarci che furono loro, i tedeschi, a darci l’arma dell’archeologia), poche parole con gestualità calligrafica ci conducono al contesto. Operazione Liberazione dell’Iraq, alcuni luoghi che riconducono anche i più distratti a un senso di colpa nascosto sotto il tappeto di casa, Kirkuk, Mosul, un rituale non catartico, ma evocativo. Gli elementi di ciascuna opera sono un alfabeto della memoria consunta e del suo sbiadirsi, sono una sorta di lenzuolo funebre della nostra coscienza di fronte all’ingiustizia commessa non più da un gruppo di organizzati terroristi, ma dagli stati di cui siamo cittadini paganti tasse. L’epifania dell’opera classica ci riconduce all’interpretazione più sublime della nostra cultura democratica, che “a quella fonte ha bevuto”. Si tratta di un’epifania reduce, che porta i segni visibili della contraddizione e del vicolo cieco. È un alfabeto visivo, la cui narrazione è perturbante e ci rimanda un’immagine di noi che non vorremmo vedere. Raccontare la realtà deforma, la realtà stessa passa a diventare analogia e simbolo e dunque i fatti si trasformano in riconoscimento. Il procedimento dell’epifania di queste opere porta sicuramente alla luce molto di dionisiaco e poco dell’apollineo dell’ideologia classicista. E, sì, probabilmente ha ragione sir Fermor, i nuovi generali sono anche meno colti di quelli vecchi.
Elettra Stamboulis

1 L’episodio è narrato nel libro di Paolo Rumiz, Annibale, Milano 2008. Sull’episodio esiste anche un film degli anni ’50 con Dirk Bogarde dal titolo italiano Colpo di mano a Creta (tit. or. Ill Met by Moonlight).

Questo lavoro di Gianluca Costantini ora è in una collezione privata. Se lo volete vedere, bisogna accontentarsi del catalogo edito da Libriaparte http://www.libriaparte.it/

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